GIORNO DELLA MEMORIA
Una lettera al nonno Gino, Gino Ravanetti di Felino, morto in un campo di concentramento nel marzo 1945, dalla nipote Antonella: parole commoventi che ospitiamo volentieri alla vigilia del Giorno della Memoria.
Caro Nonno ,
Noi non ci siamo mai conosciuti , ma é come se io ti conoscessi da sempre..
Eri nato nel 1910 , periodo in cui tanti giovani sfortunati come te , non hanno avuto la possibilità di vivere a lungo..
Dopo aver fatto il militare sei partito per la campagna militare in Africa, appena in tempo per tornare sposare la tua Rina , avere un figlio e ripartire con la mitica Cuneense per la Russia , tornare , essere catturato l'8 settembre 1943 e spedito in campo di concentramento in Germania, da cui non sei mai più tornato.
Li tu e i tuoi compagni non eravate considerati nemmeno prigionieri di guerra, ma Internati militari, senza onori né libertà , lavoratori forzati , schiavi di Hitler , soggetti a privazioni , maltrattamenti, freddo , fame e stenti.
Ad Hildesheim sei stato tradito e preso insieme ad altri 130 italiani , uccisi barbaramente, e gettati in una fossa comune.
Nulla di te è tornato alla tua famiglia, che non ha mai avuto una tomba su cui piangere, ma il tuo ricordo non si é mai spento.
Fin da piccola, nella casa della nonna, sopra il camino , la tua foto era lì, col viso eternamente giovane , col profumo dei garofani sempre freschi..E intanto la tua Rina invecchiava , ma tu eri sempre con lei fino alla fine..
Negli ultimi anni , hai avuto tanti riconoscimenti , la Pietra d'inciampo in Via Emilia est, dove vivevi , la Medaglia d'onore dal Prefetto, l'attestato di Combattente per la Libertà, non collaborazionista , perché seppure in silenzio, non ti sei mai piegato ai nazisti , hai accettato con rassegnazione di morire a 34 anni , lasciando una sposa e un figlio piccolo .
Proprio per questo io non ti posso dimenticare anzi non ti " voglio " dimenticare, voglio che la tua breve vita sia di esempio a tanti , soprattutto oggi , che non sanno cosa significa sacrificarsi per il bene comune.
Non sei un eroe...o forse lo sei , lo sei come tanti in quel tempo di guerra, hanno combattuto per la vittoria della democrazia e della pace..
E ogni volta che ascolto De Andrè, nella sua " la guerra di Piero", penso , che sepolto e in quei campi di grano, forse ci sei anche tu ...e vegliano su di te , non una rosa o un tulipano , ma mille papaveri rossi... Ciao nonno Gino ,
Tua nipote Antonella
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