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GIORNO DELLA MEMORIA

Lettera al nonno mai conosciuto, morto in un campo di concentramento: la tua breve vita sia d'esempio per tutti

gino ravanetti

26 Gennaio 2022,14:47

Una lettera al nonno Gino, Gino Ravanetti di Felino, morto in un campo di concentramento nel marzo 1945, dalla nipote Antonella: parole commoventi che ospitiamo volentieri alla vigilia del Giorno della Memoria.


Caro Nonno ,
Noi non ci siamo mai conosciuti , ma é come se io ti conoscessi da sempre..
Eri nato nel 1910 , periodo in cui tanti giovani sfortunati come te , non hanno avuto la possibilità di vivere a lungo..
Dopo aver fatto il militare sei partito per la campagna militare in Africa, appena in tempo per tornare sposare la tua Rina , avere un figlio e ripartire con la mitica Cuneense per la Russia , tornare , essere catturato l'8 settembre 1943 e spedito in campo di concentramento in Germania, da cui non sei mai più tornato.


Li tu e i tuoi compagni non eravate considerati nemmeno prigionieri di guerra, ma Internati militari, senza onori né libertà   , lavoratori forzati , schiavi di Hitler , soggetti a privazioni , maltrattamenti,  freddo , fame e stenti.
Ad Hildesheim sei stato tradito  e preso insieme ad altri 130 italiani , uccisi barbaramente, e gettati in una fossa comune.


Nulla di te è tornato alla tua famiglia, che non ha mai avuto una tomba su cui piangere, ma il tuo ricordo non si é mai spento. 
Fin da piccola, nella casa della nonna, sopra il camino , la tua foto era lì,  col viso eternamente giovane , col profumo dei garofani sempre freschi..E intanto la tua Rina invecchiava , ma tu eri sempre con lei fino alla fine..
Negli ultimi anni , hai avuto tanti riconoscimenti , la Pietra d'inciampo in Via Emilia est,  dove vivevi , la Medaglia d'onore dal Prefetto, l'attestato di Combattente per la Libertà,  non collaborazionista , perché seppure in silenzio, non ti sei mai piegato ai nazisti , hai accettato con rassegnazione di morire a 34 anni , lasciando una sposa e un figlio piccolo .
Proprio per questo io non ti posso dimenticare anzi non ti " voglio " dimenticare,  voglio  che la tua breve vita sia di esempio a tanti , soprattutto oggi , che non sanno cosa significa sacrificarsi per il bene comune.
Non sei un eroe...o forse lo sei , lo sei come tanti in quel tempo di guerra,  hanno combattuto per la vittoria della democrazia e della pace..
E ogni volta che ascolto De Andrè,  nella sua " la guerra di Piero",  penso , che sepolto e  in quei campi di grano,  forse ci sei anche tu ...e vegliano su di te , non una rosa o un tulipano , ma mille papaveri rossi... Ciao  nonno Gino ,

Tua nipote Antonella 

© Riproduzione riservata

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