LIBRI
A parlare sono i fatti, i nomi e cognomi, le interviste. E bastano per sbrogliare quel «filo nero» d’odio che parte in un passato non troppo lontano e che esiste ancora oggi. Il libro di Paolo Berizzi «È gradita la camicia nera» (Rizzoli) è un potente: «Attenti».
Ad accompagnare l’autore nella presentazione anche Alex Orlowski, esperto di propaganda estremista e organizzatore dell’incontro, e Steven Forti, storico esperto delle nuove destre estreme. «Verona non è un’anomalia – spiega Forti – Se negli anni ‘60-’80 l’estrema destra era una patologia normale, ora è una normalità patologica».
Il lavoro di Berizzi indaga senza sosta questi cambiamenti e li riporta in superficie ad un prezzo alto, lo testimonia il suo arrivo in città: scortato, con dietro le spalle cinque pattuglie fra polizia municipale, carabinieri e guardia di finanza. Ma dal tono minatorio dello striscione esposto giovedì notte in piazza Garibaldi («Berizzi ci dovrebbe ringraziare, senza noi gli toccherebbe lavorare»), il giornalista si difende da solo con la sua arma più affilata, la parola: «Sempre di notte, ovviamente. Come i topi. Li ringrazio perché i nipotini di Mussolini ci ricordano da che parte stare: con la democrazia». E dalla parte della democrazia «sta anche il Comune di Parma», dice il presidente del Consiglio comunale Alessandro Tassi Carboni.
Arriva subito anche il messaggio di vicinanza di Aser Emilia-Romagna e Osservatorio Conselice: «Tutta la nostra solidarietà a Paolo Berizzi per l’ennesimo attacco di gruppi neofascisti, che non fermeranno il lavoro dei giornalisti impegnati nel denunciare quelle forze antidemocratiche». Solidarietà anche dall'Ordine dei giornalisti regionale. A.Pin.
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