Com'eravamo
Uno strumento per cominciare a ragionare sulla storia popolare di Parma nel Novecento, attraverso luoghi e protagonisti che hanno incarnato l’anima della città, con il rigore della ricerca storica : così Marco Minardi, direttore dell’Isrec (Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea) ha definito i quattro cortometraggi realizzati nell’ambito delle manifestazioni di Parma 2020-21.
«E’ una storia di calcio - puntualizza Amedeo Cavalca, che ha curato la regia - ma è la storia di una generazione di ragazzi dei quartieri popolari: Verderi giocava a calcio, poi, a fine carriera, lavorava in Ghiaia e cantava nel coro del Regio».
Diversa la storia di Giuseppe Isola, socialista, ardito del popolo, antifascista, dirigente comunista, uomo del popolo, raccontata da Domenico Vitale e Martina Rossetti: «Tutta la biografia - fanno notare i due autori - viene inserita nel contesto del rione Trinità. Anche quando lui è al confino, facciamo parlare la moglie tramite i documenti d’archivio, perché vogliamo rendere l’idea del luogo in cui Parma resistette al fascismo».
Alessandra Mastrodonato, Teresa Malice e Stefano Tedesco ci propongono il ricordo del mercato popolare della Ghiaia: «Abbiamo raccontato - dicono - la storia di un luogo ad alta socialità attraverso la narrazione di chi ci ha vissuto. Parliamo dei bombardamenti del ‘44, della carovana dei facchini, dell’atmosfera che qui si viveva nel dopoguerra, dell’evoluzione fra i tendoni, i box in ferro e il contestato cemento, dei personaggi che hanno scritto la storia di una Ghiaia che non c’è più, anche avvalendoci di un libro scritto da Marco Minardi nel 1996».
Da ultimo la musica. Giuseppe Tatalo e Michela Benvegnù, ci fanno rivivere la breve intensa stagione dei Corvi con il corto «Fra la via Emilia e il Beat»: «Abbiamo riletto - spiegano - la storia di quattro ragazzi di Parma, senza soldi in tasca, che si sono trovati improvvisamente dalle prove in una cantina puzzolente alle luci della ribalta del Cantagiro con un album ai vertici delle classifiche, in un’epopea durata troppo poco tempo, dal 1966 al 1968. Lo abbiamo fatto cercando di rappresentare lo spirito ribelle dell’epoca».
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