Danilo Coppe: «Il ponte Morandi? Autostrade mi chiese di demolirlo nel 2003»
di Giovanna Pavesi
01 Luglio 2022, 07:51
«Io sono un bombarolo, etico, ma sempre bombarolo e mi disturba quando ci si fanno delle opinioni sbagliate, perché magari mancano degli elementi tecnici». Al termine esplosivista, che definisce la sua professione, Danilo Coppe, principale artefice dell’abbattimento del ponte Morandi nel giugno del 2019, preferisce l’ironia della parola «bombarolo» e nel terzo anniversario di quella demolizione, in un incontro organizzato all’Euro Torri da Carlo Ferrari, della Libreria Mondadori, il divulgatore scientifico ha raccontato il prima e il dopo di quell’azione necessaria.
Per portarla a compimento si sono resi necessari 500 kg di dinamite per il cemento armato, 30 kg di semtex (un esplosivo al plastico) per gli stralli, 180 kg di dinamite per sollevare acqua, 5mila metri di micce detonanti per acqua e cemento, 3.000.000 di litri d’acqua sollevata, 1,5 km di vasche, 30mila litri d’acqua (per 12 idranti e 6 cannon fog), 3mila persone evacuate e una serie di calcoli, verifiche e variabili di cui tenere conto. Coppe ieri pomeriggio ha ricordato ogni singolo istante di quel pomeriggio con dovizia di particolare, e lo ha fatto in modo esplicito, senza fare sconti a nessuno, raccontando la «sua» demolizione. «Quando parlo del ponte mi soffermo sull’abbattimento e non sul perché ne sia caduto un pezzo, ma alla fine, di solito, tutti me lo chiedono perché sia cascata la campata 9 – ha spiegato il divulgatore scientifico, segnalando come, dal suo punto di vista, sul tema del crollo del ponte di Genova, l’informazione si sia dimostrata spesso scarsa e parziale -. È in corso un processo, con una perizia a mio avviso lenta, ma che piano piano sta arrivando a qualche conclusione». Prima di tutto Coppe ha indicato le caratteristiche della struttura genovese, dalla genesi della sua costruzione ai «vizi» di progettazione che potrebbero aver causato le criticità successive. «Nel 2003 fui chiamato da Società Autostrade per fare uno studio di fattibilità per demolire questo viadotto: non ci volevo credere – ha spiegato Coppe -. Costava quasi 2 milioni di euro all’anno di manutenzione e quando è cascata la campata, il tribunale è venuto subito a cercarmi, sperando che io dicessi di avere un preventivo o che il ponte fosse pericolante. Le mani addosso alla struttura, però, le ho potute mettere nel febbraio del 2019, a qualche mese dalla demolizione. Quando nel 2003 mi chiesero della demolizione, nella mia relazione scrissi come si poteva fare per abbatterlo, ma sottolineai come fosse impossibile pensarlo davvero, visto che lì sotto passavano metanodotti, oleodotti, linee elettriche e telefoniche, fibre, ma anche case, fabbriche e il fiume. Fui una cassandra». In un’ora di conferenza che ha ripercorso i dettagli di quei sei secondi che hanno letteralmente cambiato il profilo del capoluogo ligure, Coppe ha delineato le complessità dell’operazione e ha concluso: «C’è stato un gap informativo che ha portato la gente a riempire i tasselli di questo puzzle con la fantasia. Invece, per farsi delle opinioni riguardanti eventi tecnici o scientifici, a essere importanti sono i fatti».