GUARDIA DI FINANZA
I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Parma, lo scorso 25 giugno, al termine di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Parma, avevano dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P., nei confronti di un uomo già condannato in via definitiva nel 2014 dalla Corte di Assise d'Appello di Catanzaro per il reato di associazione di stampo mafioso.
Con il decreto era stato disposto il sequestro della somma di denaro nonché di beni nella disponibilità dell’indagato per un importo di oltre € 170.000.
Nella giornata di ieri, in esecuzione del medesimo decreto, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro preventivo anche la totalità delle quote e del saldo attivo del conto corrente bancario di un’ulteriore società riconducibile all’indagato, anche se formalmente intestata a un familiare residente in provincia di Crotone.
In dettaglio, il provvedimento di sequestro preventivo era scaturito da accertamenti svolti d’iniziativa dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-Finanziaria di Parma circa il rispetto della normativa antimafia da parte dei soggetti aventi precedenti penali specifici e residenti in provincia.
Le attività investigative condotte dalle Fiamme Gialle, coordinate dalla Procura della Repubblica di Parma, hanno permesso di ricostruire, mediante l’analisi dei flussi sui conti correnti e carte prepagate in uso all’indagato, ingenti movimenti finanziari in entrata, nel periodo compreso dal 2017 al 2021, che l’indagato aveva omesso di comunicare al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Parma, competente in ragione della residenza del soggetto, in violazione della normativa antimafia.
Pertanto, all’indagato è contestata l’ipotesi di reato di cui all’art.31 della Legge n.646/1982 (nota come legge “Rognoni-La Torre’’).
Dalle attività investigative condotte dai finanzieri di Parma, allo scopo di ricostruire il reale patrimonio dell’indagato, è stato possibile ipotizzare che lo stesso, pur risultando lavoratore dipendente a tempo determinato, sia il reale amministratore di una società di Parma, titolare di un’attività di bar, solo formalmente intestata alla moglie. Pertanto, il provvedimento di sequestro preventivo eseguito nella serata del 25 giugno aveva avuto ad oggetto, oltre che conti correnti e rapporti finanziari personali dell’indagato, anche la totalità delle quote della società, i conti correnti e beni strumentali all’esercizio dell’attività di bar.
Ulteriori investigazioni condotte dalle Fiamme Gialle hanno consentito di ipotizzare che l’indagato sia l’amministratore “di fatto’’ di un'altra società avente sede legale ed amministrativa a Parma con cui è gestita una seconda attività di ristorazione anch’essa ubicata nel quartiere cittadino dell’Oltretorrente.
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