INTERVISTA
Donne e alcol, un binomio purtroppo sempre più frequente a Parma e in Italia. Negli ultimi anni, specie dopo la pandemia, c’è stato un progressivo aumento del consumo di alcol fra le donne. Un aspetto che riguarda soprattutto le ragazze, come conferma il dato del 2022 a Parma, dove il 78% delle giovani donne era coinvolto nell’uso o nella ricerca di alcol, contro il 77% dei ragazzi. Numeri che, nel mese di aprile dedicato alla prevenzione alcologica, richiedono una riflessione. Nell’ultimo decennio, la quota di donne italiane che consuma alcol occasionalmente è passata dal 39,3% al 46,9%.
«Le donne hanno quasi raggiunto il trend di consumo degli uomini. E adesso c'è anche di un abbassamento importante dell’età, addirittura sotto gli 11 anni, di chi entra in contatto con l’alcol. Le ricerche dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, hanno evidenziato - spiega Giuseppe Fertonani Affini, responsabile del servizio di Alcologia dell’Ausl di Parma - che il 20% dei minori italiani beve regolarmente. Tra questi, le ragazzine rappresentano il 12%».
Fertonani conferma l’aumento dei casi nel nostro territorio, con una popolazione femminile che, a Parma e provincia, è quasi più di un terzo dei pazienti nelle strutture sanitarie.
Craving e binge-drinking
Ma quali sono i motivi di questi numeri preoccupanti? Le cause sono da ricercare in alcuni aspetti psicologici che riguardano le popolazioni femminili, a partire dal concetto di “craving”, cioè il desiderio incontrollabile di bere alcol, che può manifestarsi come un’urgenza o un pensiero ossessivo, ed è più presente tra le donne rispetto agli uomini.
Le bevande assumono una funzione quasi «sedativa» per queste persone, avendo un impatto sulla riduzione dello stress, che in una donna può derivare dalla mole di attività di cui è responsabile, come la gestione della famiglia o il lavoro.
«L’emancipazione femminile - spiega Fertonani - ha portato a una maggiore possibilità e necessità di utilizzare alcol, per la gestione dello stress e la ricerca dell’approvazione sociale. Nel tempo si verifica una dipendenza che inizialmente è psicologica, poi diventa fisica e infine diventa abuso con il craving, una situazione da cui è difficile uscire. Inoltre l’alcol aumenta il livello di cortisolo nel corpo, che può causare tantissime alterazioni a livello di vari tessuti e organi dell’organismo, con una forte correlazione tra l’abuso di queste bevande e le forme di depressione».
Dietro un consumo esagerato di alcol tra le donne, c’è anche un tentativo di emulare alcune abitudini maschili; un processo favorito dai cambiamenti storici della nostra società, che hanno portato le donne ad avere maggiore accesso anche a queste sostanze.
L’assunzione di bevande alcoliche può presentarsi in varie forme, da una modalità abituale a «abbuffate» di bevande in un lasso ristretto di tempo. Il cosiddetto «binge-drinking», che secondo l’ultimo report Istisan del 2023 riguarda il 3,6% delle donne italiane, è un fenomeno molto pericoloso per la popolazione femminile, più vulnerabile rispetto a quella maschile. «Le donne - spiega Fertonani - hanno una minore resistenza alla tossicità dell’alcol, perché hanno una massa corporea inferiore, quindi l’organismo ha una capacità dimezzata rispetto all’uomo di smaltire le bevande. Questo è dovuto anche al fatto che l’enzima responsabile del metabolismo dell’alcol, chiamato deidrogenasi alcol, nella donna è presente solo nel fegato, e non nella mucosa gastrica, come nei corpi maschili. Questa mancanza implica una tolleranza più bassa, soprattutto nelle ragazze più giovani e nelle donne anziane».
Maggiori rischi di tumore
I rischi dell’alcol riguardano anche le patologie causate da queste sostanze, che sono molto più aggressive tra le donne. Ci sono tantissime evidenze scientifiche, dice Fertonani, che mettono in correlazione per esempio il tumore al seno e l’abuso di alcol, che incide fortemente sull’equilibrio ormonale.
«Un altro aspetto molto importante - aggiunge lo psichiatra - è che l’alcol causa problemi alla fertilità, perché gli ormoni possono essere prodotti in minore quantità, quindi si può avere un’assenza di ovulazioni o una menopausa precoce. Per quanto riguarda le più giovani, l’abuso di alcol provoca danni al fegato, con la cirrosi epatica, e una ridotta attività osteoblastica, quindi una minore produzione di tessuto osseo, anche tra i 25 e i 30 anni».
Prevenzione tra i giovani
Secondo i dati 2023 dell’Osservatorio nazionale alcol, il 15,5% delle consumatrici italiane a rischio è minorenne, tra gli 11 e i 17 anni. Preoccupante, perché fino a 16 anni il fegato dei corpi femminili non ha ancora sviluppato l’enzima responsabile del metabolismo dell’alcol, con una conseguente predisposizione maggiore alle patologie connesse, che, spiega Fertonani, si possono manifestare in età più avanzata, tra i 25 e i 28 anni. Per questo lo psichiatra ritiene ancora più importante la prevenzione tra i giovani nelle scuole.
«Occorrerebbe fare campagne di prevenzione sensibilizzando la popolazione, soprattutto giovanile, intercettandola negli istituti. Abbiamo fatto una serie di interventi nelle scuole superiori di Parma, con alcune associazioni, come quella “Il ricordo di Sonia”, dedicata ad una ragazza uccisa da un autista ubriaco. Le ragazze e i ragazzi erano molto interessati. Iniziative di questo tipo dovrebbero essere non solo replicate, ma fatte in modo più costante e, nelle scuole, diventando curricolari. Se non sei a conoscenza dei rischi, puoi pensare di bere 5, 6, 7, 8 drink e poi guidare: serve più consapevolezza».

Giuseppe Fertonani Affini
Responsabile del servizio di Alcologia dell’Ausl di Parma.
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