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Alessia Ferrari (seconda da sinistra) con le altre premiate. Al centro la ministra Anna Maria Bernini.
Prevedere le alluvioni? Ancora non è possibile, ma si possono valutare - studiando i tanti episodi avvenuti negli ultimi anni nella nostra Regione e applicando modelli matematici - gli impatti di scenari climatici futuri e individuare le aree che potranno essere maggiormente interessate da tracimazione dei fiumi nei prossimi 20-100 anni.
«L'Emilia Romagna è sempre più soggetta a rischi idrogeologici: l'abbiamo visto in anni recenti con la Parma, l'Enza, il Baganza, il Secchia, il Panaro, il Lamone, il Crostolo. Il progetto si propone di prevedere, in base a proiezioni meteo ed equazioni matematiche desunte dai precedenti episodi, l'entità e la velocità di un'eventuale tracimazione, in modo da capire i tempi di intervento e quando avvertire la popolazione per l'evacuazione» spiega la ricercatrice.
«Nel progetto - aggiunge la ricercatrice - si utilizzeranno proiezioni climatiche in grado di prevedere le precipitazioni del futuro in funzione di diversi scenari climatici, e un modello idraulico parallelo in grado di riprodurre la propagazione delle piene nei fiumi e nelle aree urbane, quando queste si allagano».
«Questo modello numerico - spiega Ferrari - consentirà di simulare eventi di piena che durano alcuni giorni in poche ore di calcolo. Nonostante le incertezze tipiche delle proiezioni climatiche, la possibilità di ricavare indicazioni utili sulle aree più interessate contribuirà a comprendere le variazioni della pericolosità idraulica rispetto alla situazione attuale».
Un esempio della validità del progetto è stato, dice Ferrari, la piena del fiume Lamone che ha interessato la zona di Faenza e Brisighella nel marzo 2025. «Con un paio di giorni di anticipo siamo riusciti a prevedere i tratti lungo i quali il torrente non sarebbe esondato: e in effetti in quei tratti l'acqua si è fermata a circa 20 centimetri dall'argine», dice Ferrari.
Il secondo passo del progetto, che coinvolge vari ricercatori del Dipartimento di Ingegneria ad architettura del nostro ateneo, sarà «studiare la realizzazione di brevi tratti di argine in cemento armato, più bassi rispetto a quelli tradizionali, da cui l'acqua potrebbe fuoriuscire allagando aree non urbane e con una forza minore, causando quindi meno danni», spiega Paolo Mignosa, professore ordinario di Costruzioni idrauliche al corso di laurea in Ingegneria civile e ingegneria per l'ambiente e il territorio, che ha avuto come allieva Alessia Ferrari.
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