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Lipu, Oipa e Enpa: "Con l'emendamento della Lega i cacciatori potranno uccidere anche gli uccelli migratori"

Lipu, Oipa e Enpa: "Con l'emendamento della Lega i cacciatori potranno uccidere anche gli uccelli migratori"

06 Luglio 2025, 02:58

Più che polemica è una vera battaglia. L’approvazione dell' emendamento della Lega al ddl Montagna, comunicato ieri dalla deputata Laura Cavandoli  per «la normativa sulla caccia nei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie» ha scatenato un polverone.
 «Nel "Ddl Montagna" la Lega compie l'ennesimo regalo ai cacciatori, una esigua minoranza nel paese (lo 0,8% della popolazione), in barba alla quasi totalità degli italiani che, anche nell'ultimo sondaggio Swg dello scorso maggio hanno dichiarato (ben il 93%) che è per loro prioritario una maggiore tutela della natura (e quindi degli animali) - interviene Alessandro Polinori, presidente nazionale Lipu -. Gli onorevoli Bruzzone, Cerreto, Nevi, Bergamini, Caretta sono i fautori di questa trovata aberrante che cancellerà il divieto di caccia, per un raggio di mille metri attualmente previsto dalla legge vigente, sui valichi montani interessati dalle rotte di migrazione. Un emendamento quasi identico a quanto previsto dal Ddl 1552 depositato in Senato che stravolge la legge per la protezione della fauna con ulteriori e gravi concessioni ai cacciatori. Con questo emendamento si aggira il divieto attraverso un trucchetto, prevedendo su alcuni valichi montani l'istituzione delle Zps (zona di protezione speciale) e la conseguente regolamentazione della caccia ai sensi del Dm sulle misure di conservazione minime che però prevede il divieto di caccia solo prima del 1 ° ottobre mentre è noto che la migrazione dei passeriformi, soprattutto dei turdidi, avviene tra ottobre e novembre. Insomma una vera e propria presa in giro. Inoltre i valichi interessati dall'emendamento sono solo quelli oltre i mille metri di altitudine. Ad esempio in Lombardia, dove il Tar ha stabilito che sono 475 i valichi in cui disporre il divieto di caccia, circa 110 di questi sono sotto i mille metri di altitudine. E con questo emendamento sarebbero esclusi da qualsiasi protezione come altre centinaia in tutta Italia. La solita giustificazione di questo emendamento portata avanti dai promotori è quella di regolare la presenza faunistica ed evitare i danni in agricoltura, ma questa è una mistificazione, l'unico intento è quello di poter permettere ai cacciatori di sparare a quanti più uccelli migratori è possibile nelle aree più sensibili per il passaggio. Da questa storia emerge anche la connivenza atavica delle regioni, che nel caso specifico hanno gran parte, evitato di individuare i valichi proprio per bypassare il divieto di caccia in aree molto delicate per gli uccelli. La caccia italiana è in gran parte illegale. Non è solo una questione di bracconaggio ma di illegalità profonda della parte "legale".  Chiediamo si fermi questo scempio, che torni a parlare la scienza e non gli interessi di partito».
Moira Anna Balbi, delegato provinciale Oipa, aggiunge: «Sdegno e rabbia. Secondo i promotori, bisogna regolare la presenza faunistica ed evitare danni in agricoltura, ma invece si vuole dare il via libera ai cacciatori di poter  sparare  anche uccelli che migrano dal Sud al Nord e viceversa. Basta regalare il patrimonio di tutti a chi lo vuole fucilare: chiediamo che questo vergognoso emendamento venga ritirato».
Lella Gialdi, presidente dell'Enpa sezione di Parma, conclude: «Da sempre si è  pensato che gli uccelli migratori, vero miracolo della natura, capaci di percorrere migliaia di chilometri ogni anno in un tragitto sempre uguale da migliaia di anni, andassero tutelati in ogni tempo e modo. Amare e rispettare il territorio non è  armare il fucile e aspettare in un vero agguato in stretti passaggi tra le montagne  questi migratori ormai stanchi per il lungo percorso, per le difficoltà climatiche e ambientali affrontate  e sterminarli senza offrire loro nessuna possibilità di salvezza. Agguati meschini, vergognosi per  chi li compie,  nessun rispetto per quanto esplicitato nell' art. 9 della nostra Costituzione che tutela il diritto delle future generazioni di godere della biodiversità e che la Repubblica Italiana tutela e protegge. Ascoltare il territorio? Nel territorio italiano vivono 59.000.000 di italiani e 500.000 cacciatori. In democrazia la maggioranza va ascoltata e la minoranza si adegua. E non si dimentichi che nelle sue ricerche tanto Eurispes quanto altre agenzie di studi certificano che gli italiani  contrari alla caccia si aggirano tra il 78 e l' 85 %. Questi italiani sono voce del territorio che chiede regole certe diverse da quelle delle associazioni venatorie».

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