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agosto 1922

Barricate, «Quel coraggio fu una promessa per il futuro»

Barricate «Quel coraggio  fu una promessa per il futuro»

06 Agosto 2025, 09:46

Le ghirlande, le bandiere, il colore rosso. Le parole, tanto quanto i silenzi solenni. Per ricordare e riflettere, riportando la memoria indietro a quell'agosto del 1922: sono passati 103 anni dalle Barricate di Parma.
Un folto semicerchio di persone ieri pomeriggio ha «abbracciato» il monumento di piazzale Rondani per tornare al significato più profondo di quell'Oltretorrente indomito che barricò le strade alle camicie nere guidate da Balbo. E riuscì a resistere. Istituzioni, cittadini, associazioni antifasciste, ieri erano tanti i presenti alla commemorazione promossa dalla Camera del lavoro di Parma, associazioni partigiane e antifasciste, in collaborazione con Comune e Provincia.

«La nostra identità»

L'operazione di scolpire quella storia nella memoria delle generazioni future parte da Andrea Rizzi, della Cgil: «Dobbiamo ringraziare tutti coloro che combatterono il fascismo - afferma -. Quelli che ancora oggi dicono no ai rigurgiti del fascismo, no alle nuove guerre. Quelli che si adoperano per un mondo migliore, per la dignità di chi lavora, chi salvaguarda la pace e la giustizia sociale».
Il passato parla dritto al presente: «Non si tratta solo di una ricorrenza storica, ma di un momento identitario per Parma - afferma Franco Torreggiani, consigliere della Provincia -: Questa ricorrenza credo debba essere una ripartenza: bisogna tornare a indignarsi e tornare in campo contro tutti gli orrori che stanno succedendo nel mondo».
Ed è proprio lì, in Oltretorrente, che «troviamo le radici di quello che è venuto dopo: la lotta antifascista, la liberazione. Da lì, dalle barricate, è nato tutto - dichiara Michele Alinovi, presidente del Consiglio comunale -. La gente dell'Oltretorrente si mosse seguendo la logica della fratellanza». Questo è, allora, il messaggio che risuona e rivive davanti a quel monumento: «Sappiamo che è necessario fare un passo avanti e mai uno indietro - riflette Alinovi - ed essere sempre vigili, riconoscendo quando qualcuno cerca di toglierci anche in maniera subdola i nostri diritti».

«Combattere per i diritti»

Le Barricate sono partite da lì, dai diritti calpestati. Come ricordato anche da Roberto Spocci, presidente Anppia Parma, soffermandosi sul contesto di quegli anni: in seguito all’inasprirsi delle violenze fasciste contro le organizzazioni e le sedi del movimento operaio e democratico, l’Alleanza del Lavoro proclamò per il 1° agosto 1922 uno sciopero generale nazionale «in difesa delle libertà politiche e sindacali». Contro la mobilitazione dei lavoratori si scatenò proprio la violenza delle squadre fasciste. «È lì che si costruisce un'unità di classe - rimarca Spocci -. Invito tutti a resistere, studiare e fare rete».
Tessere l'identità di una memoria collettiva. Fare sì che quei nomi non vengano dimenticati. Collecchio, per esempio, ha intitolato un parco, il «Nevicati», a Franco Nevicati un antifascista parmense morto in Spagna nel 1936: «C'è ancora bisogno della Barricate? - domanda il sindaco di Collecchio, Maristella Galli -. Io dico di sì, di quelle culturali. Non possiamo lasciare passare parole di odio, messaggi violenti. Il nostro impegno come amministrazione è proprio quello di divulgare, raccontare e tenere vivo il significato di quell'agosto di 103 anni fa».
Poi ci sono la ricerca e lo studio che «salvano» la storia. «I nostri studiosi, le nostre ricercatrici lavorano per restituire uno spaccato di storia del nostro Paese - dice Carmen Motta, presidente dell'Isrec - basandosi sulle fonti, su fatti incontestabili. In tempi come questi in cui la memoria viene obnubilata, o piegata, o interpretata sulla base del sentito dire, è un'operazione importantissima».

«Restituire la storia»

Rivive la storia anche in quella frase tramandata e pronunciata in quella lingua dolce ma tenace che è il nostro dialetto: «Balbo, 't'è pasè l'Atlantich mo miga la Pärma». Scolpita nella memoria di generazioni intere, anche quelle più giovani. Nelle parole, nel monumento, nelle storie, nelle riflessioni si ritrovano intatti quegli uomini, quelle donne, quei bambini, quei combattenti che dopo cinque giorni respinsero il fascismo. Ribellandosi alla forza della paura. «Celebrare quei fatti, quel coraggio, ci riporta a quel moto viscerale - aggiunge Matteo Rampini, segretario confederale Cgil Parma - che scatta quando si avverte il pericolo di perdere la libertà».
Ecco allora che le riflessioni, poi, trasformano la commemorazione in qualcosa di più. Un atto di speranza per il presente e per il futuro, «che possa essere fatto di democrazia, solidarietà e libertà», conclude Rampini.
Ecco perché quell'estate, quel trionfo di coraggio, «non fu solo una vittoria, ma una promessa».

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