LUTTO
Ieri è scomparsa la mia insegnante di greco del liceo classico Romagnosi Gisella Franzosi, e con lei se ne è andata una persona che ha lasciato un’impronta profonda nella mia formazione e nella mia stessa vita. Era molto più di una docente rigorosa e competente: era una donna capace di avvicinare ciascuna di noi alla cultura classica, con una passione che diventava contagiosa. Le sue lezioni non erano soltanto analisi di testi, ma inviti a guardare oltre le parole, a cogliere la profonda bellezza nascosta nella precisione del linguaggio e l’universalità di valori che la cultura classica aveva proiettato nella nostra. Ricordo la sua voce ferma quando spiegava un passo di Omero, la cura quasi artigianale con cui ci guidava attraverso ogni traduzione nelle tragedie greche, ma anche l’ironia sottile con cui sapeva alleggerire le difficoltà.
Sapeva essere molto severa ed esigente, ma lo era sempre per amore della conoscenza e del nostro percorso: vedeva in ciascuna un potenziale da far emergere, anche quando noi stesse non riuscivamo a scorgerlo.
Il suo insegnamento non si è esaurito nelle aule del liceo: ha accompagnato a lungo il mio modo di pensare, di leggere la realtà, di preservare precisione e profondità nelle cose che faccio. È questo, credo, il segno più grande che un’insegnante possa lasciare: continuare a vivere attraverso ciò che ha saputo trasmettere ai suoi studenti.
Oggi la ricordo con profonda gratitudine e grande affetto. Mi mancheranno la sua eleganza intellettuale, la sua ferma severità e quello sguardo incoraggiante che sembrava dire: «Puoi andare più in là, non avere paura». Che il suo passaggio rimanga un ricordo prezioso per tutti coloro che l’hanno incontrata.
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