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IL RICORDO

Stefano Girasole, un'anima gentile. "Giga non c’è più, ma la vita vissuta insieme resta ancora viva dentro di noi"

A un mese dalla scomparsa, gli amici lo ricordano con affetto

Stefano Girasole, un'anima gentile. "Giga non c’è più, ma la vita vissuta insieme resta ancora viva dentro di noi"

di I suoi amici

30 Novembre 2025, 10:10

Il mese di novembre ci è sembrato più vuoto. Mancava Giga, il nostro caro amico Stefano Girasole, che ci ha lasciato un mese fa. Tutti noi avevamo capito che non sarebbe «andato avanti», ma lui ostentava ottimismo e fiducia fino all’ultimo giorno, ben sapendo come sarebbe finita. Ma era fatto così: non voleva essere compianto e non voleva «disturbare», spargendo tristezza per il buio che sarebbe arrivato. 

Anche chi non lo conosceva nel profondo, incontrava Giga volentieri: sapeva stare ovunque e con tutti, nell’ambiente serio e ovattato dell’Unione parmense industriali, dove ha trascorso la sua intera vita lavorativa come apprezzato dirigente dell’area economica, fiscale e diritto d’impresa, come sui campi di calcio. Metteva a suo agio il suo interlocutore: non giudicava, ma trattava con rispetto. Non amava mettersi in prima fila, anche se quello sarebbe stato il suo posto. La sua era un’umanità gentile, partecipe delle vicende delle persone e del mondo. Era dotato di un’ironia fine, dava il giusto peso alle cose, era quasi impossibile vederlo arrabbiato. Insomma, Stefano era un capitano naturale in campo e nella vita, anche se non faceva nulla per conquistare i gradi. Aveva un’intelligenza superiore ma non l’ha mai usata per scalare il potere. Voleva solo essere sé stesso.

La vita lo ha messo di fronte a prove difficili, a volte crudeli, come la malattia che non gli ha dato scampo e la perdita della moglie Annamaria. Ma il dolore e lo sconforto se li è tenuti per sé.

Averlo come amico è stato per noi un bel regalo del destino. Per alcuni l’amicizia è nata sui banchi di scuola: al ginnasio con Luigi, avversario in tante sfide a tennis che vinceva con il rovescio a due mani. Addirittura in prima elementare, nel 1963, con Giacomo, con il quale ha condiviso tutto per sessant’anni, dal calcio alla passione per il rock melodico dei Jethro Tull e di Bruce Springsteen. Con Rossano gli anni dell’Università e il Cus Parma, a fornire la prima occasione per vivere insieme momenti felici come l’inizio dell’avventura del calcio a 5, alla fine degli anni ’80, il calcio giocato sui campi della provincia e il mitico giro della Corsica sulla Vespa Primavera. Per l’allenatore della Nevianese Paolo Monica, è diventato un amico dopo essere stato un giocatore.

Fino all’ultimo giorno gli sono stati accanto i cugini, Giuseppe e Annamaria, entrambi molto legati a Stefano e accomunati dalla passione per lo sport.

Stefano faceva tante cose, e le faceva bene. Era il classico tipo che studiava poco, semplicemente perché non ne aveva bisogno: ci arrivava prima degli altri, era un intuitivo consapevole della sua fortuna, e il compito in classe di latino lo faceva girare di nascosto fra i banchi. In campo giocava da libero, aveva il senso della posizione, contava più sulla testa che sulle lunghe leve che arrivavano a catturare palloni, e costruiva gioco dalle retrovie, come era nel suo stile. Il suo mito era non per caso Gaetano Scirea, e fin da bambino tifava Juventus (nessuno è perfetto). In trentacinque anni, di campi da calcio ne ha visti tanti: ha esordito nello Sporting Ognissanti a 10 anni, poi è passato all’Astra, giocando dunque a Noceto, a Neviano, a Scurano in terza categoria echiudendo negli amatori (Conforti, Cus Parma e Taro-Taro), avventure quasi tutte condivise con Giacomo, con il quale ha persino allenato i Pulcini del Mercury per diversi anni.

Ha esercitato anche un’intensa attività di dirigente sportivo, come consigliere del Cus Parma e come fiduciario della Figc per il calcio a 5. Il militare non l’ha fatto, perché uno come lui non poteva che optare per il servizio civile. Si era laureato in Legge senza fatica, e aveva superato l’esame da procuratore al primo colpo. Ma non era tipo da frequentare le aule dei tribunali: ha preferito occuparsi di fisco all’Unione industriali, riscuotendo pieno apprezzamento da colleghi e aziende associate.

Tanti i ricordi rimasti nella mente e nel cuore di noi amici: le avventure al mare, le partite della nazionale alla Tv, le trasferte della Juventus, i tempi belli del Cus Parma e della Nevianese. Poi ci sono i ricordi più recenti: l’inossidabile coppia con Annamaria, le uscite al ristorante, le amicizie antiche che hanno trovato nuove strade da percorrere insieme, fino a quando il destino non ci si è messo di mezzo.

Giga non c’è più, ma la vita vissuta insieme resta ancora viva dentro di noi.

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