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Sesta udienza del processo a Chiara Petrolini, la consulente della difesa: "Non è certo che il (primo) neonato sia nato vivo"

Sesta udienza del processo, Chiara Petrolini è in aula

19 Gennaio 2026, 10:36

E’ ripreso in Corte d’Assise a Parma il processo a Chiara Petrolini, la studentessa 22enne, imputata del duplice omicidio premeditato dei figli neonati, morti e sepolti nel giardino di casa, ad un anno e mezzo di distanza l'uno dall’altro.

Si tratta della sesta udienza, la ragazza é arrivata in tribunale poco prima delle 9 condotta da una pattuglia dei carabinieri, entrando da un ingresso secondario. Petrolini è ai domiciliari dal settembre 2024, di recente anche con l'applicazione del braccialetto elettronico. Presente anche Samuel Granelli, il padre dei due neonati sepolti. Nel corso dell’udienza sono previste le deposizioni di alcuni amici della ragazza e della famiglia Petrolini, oltre a quelle di consulenti medici della difesa e della psicologa che ha in cura la giovane. Sulla capacità di intendere e di volere dell’imputata, è in corso una perizia, disposta dalla Corte di assise presieduta dal giudice Alessandro Conti.
«Non possiamo escludere che il decesso del primo figlio (partorito nel 2023) sia stata una morte endouterina fetale, assolutamente non possiamo dire che questo bimbo 'sicuramente non è nato morto'». Sono dichiarazioni davanti alla Corte d’Assise di Parma di Immacolata Blasi, ginecologa e consulente medica di parte della difesa di Chiara Petrolini.
Blasi visitò la ragazza a fine agosto 2024, dopo il parto del secondo figlio, morto dissanguato dopo il taglio del cordone ombelicale: «I genitali della ragazza sembravano quelli di una persona che non ha partorito, è molto probabile che il secondo feto sia stato un feto sotto il decimo percentile: è molto probabile quindi che anche il primo feto sia stato un bimbo 'piccolo' che va più facilmente incontro a sofferenza, con un rischio più alto di complicazioni».
Una tesi opposta rispetto a quella dell’accusa: «È del tutto prospettabile che non sia morto prima del parto": avevano scritto i periti Valentina Bugelli, medico legale, e Francesca Magli, antropologa forense, nella loro relazione. Per gli inquirenti il primo neonato, sebbene nato vivo, sarebbe stato ucciso successivamente al parto. Chiara disse invece «che non respirava».

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