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DIBATTITO AL PALAZZO DEL GOVERNATORE

Per sognare il futuro: «Diamo fiducia alle idee dei giovani»

Michele Pizzarotti: "Un confronto libero per capire cosa manca a Parma"

Per sognare il futuro «Diamo fiducia alle idee dei giovani»

di Pietro Amendola

06 Marzo 2026, 18:26

Adulti che parlano di «spazio da dare ai giovani». E in questo caso, quello spazio per far sentire la propria voce è stato dato.

Ieri a palazzo del Governatore è andato in scena un vero dibattito con le nuove generazioni. Una massiccia presenza di ragazzi, tra cui alcuni studenti degli istituti Bertolucci, Romagnosi, Marconi, Ipsia Primo Levi e Bodoni, ha riempito le poltrone rosse dell’auditorium del palazzo, dove erano presenti anche le istituzioni locali. «Convergere: con i giovani oggi», questo il titolo dell’incontro aperto al pubblico e realizzato, con il patrocinio del Comune, nell’ambito del progetto «In itinere» dell’imprenditore parmigiano Michele Pizzarotti. «Il nostro è un progetto a supporto delle scuole e dei suoi ragazzi. Quello di oggi (ieri per chi legge, ndr) è un confronto libero per capire cosa manca nella nostra città», ha detto, aprendo l’incontro, Pizzarotti.
Concetto condiviso anche dal sindaco Michele Guerra, presente insieme al prefetto Antonio Garufi, al comandante provinciale dei carabinieri Andrea Pagliaro e all’assessora alla Comunità giovanile Beatrice Aimi, parlando proprio di «fiducia da dare alle idee dei ragazzi».

Giovani coinvolti
Il dibattito è partito dalla preziosa testimonianza di don Claudio Burgio, fondatore della comunità milanese «Kayròs», nata nel 2000 con l’obiettivo di offrire supporto ai giovani in difficoltà. «La mia esperienza parte dalle carceri minorili, dove ho visto scene di autolesionismo e tentativi di suicidio», ha raccontato don Burgio.
Il presbitero milanese si è soffermato sulla necessità di coinvolgere i ragazzi, in un’educazione culturale che tenga conto del loro modo di interpretare la realtà, anche in contesti come la musica. «Le canzoni trap? Sono la narrazione violenta ma autentica del disagio vissuto dalle nuove generazioni», ha sottolineato don Burgio. Il coinvolgimento dei ragazzi passa soprattutto dalle iniziative del territorio, come «Borgolab», del circolo parmigiano «il Borgo», che apre le porte sulla formazione civica a giovani come Camilla, Angelica e Chiara, tre studentesse del liceo Bertolucci che ieri hanno preso la parola. «Abbiamo fatto esperienze di volontariato stimolanti, che vorremmo in tutte le scuole», hanno detto le tre ragazze. Pensiero condiviso anche dalla testimonianza del centro giovani «Casa nel parco», rappresentato da uno dei suoi ragazzi, che ha sottolineato come «questi spazi per le nuove generazioni siano il punto chiave per coinvolgere quei giovani “difficili“».

Il disagio giovanile
«È necessario diffondere il concetto di libertà, che non vuol dire fare tutto ciò che si vuole». Con questo intervento, il presidente del tribunale di Parma Paolo Corder ha fatto partire una parte del dibattito dedicata alle scelte che i giovani devono fare ogni giorno. Legata alla libertà «c'è l' uguaglianza», ha aggiunto Marco Terraneo, sociologo dell’università di Milano-Bicocca, che si è soffermato sulle disuguaglianze economiche, tra le cause del cosiddetto «disagio giovanile».
«Questo disagio non è rappresentato solo dalla violenza - ha sottolineato Terraneo -, ma anche dalla solitudine di moltissimi ragazzi». Una situazione di difficoltà che parte anche dalle scuole e da quello «stress per i voti», come l’ha descritto una studentessa dell’Ipsia Primo Levi, che ha indicato come causa «la pressione subita dai genitori e la paura di non trovare la propria strada».

La salute mentale
Un recente rapporto della Camera di commercio dell’Emilia ha evidenziato l’emergenza legata alla salute mentale delle nuove generazioni a Parma: un minore su dieci è in cura. Dati che inquadrano una situazione problematica, ieri pomeriggio affrontata grazie agli interventi della psicologa parmigiana Elisa Ceci. «Le richieste di consulenza sulla salute mentale in Italia aumentano ogni anno del 500%. Tra i giovani tra i 14 e 19 anni - ha spiegato Ceci - solo una persona su tre accede ai servizi di cura, con disturbi che, se non trattati, vengono trascinati fino all’età adulta». «Lo stress che subiamo è intrinseco in una società in cui l’unico scopo può essere lavorare e fare soldi», le parole di una studentessa universitaria, intervenuta dal pubblico.
Un disagio causato da «quell’assenza di passioni al di fuori della vita lineare imposta dagli adulti», come ha sottolineato la 

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