Spazzolino, filo interdentale, colluttori devono essere un rito fin da piccoli Ma spesso l'alitosi è sintomo di malattie che vanno indagate: gola, reni, fegato, polmoni, come affrontare il problema
L’alito cattivo è un disturbo molto comune, responsabile di abbassare notevolmente la qualità di vita di chi ne soffre. Il 50-65% della popolazione mondiale ne è affetta, ma fortunatamente solo il 5% delle persone che lamentano questo problema presenta caratteristiche “gravi”. Contrariamente a ciò che si pensa il disturbo non è solo provocato da problemi gastrointestinali, ma ha un’origine multifattoriale e dipende anche dalla cattiva igiene della bocca, dall’ingestione di particolari alimenti, dall’uso di farmaci o da patologie orali e, più raramente, sistemiche.
Pulire la lingua
Anche l’Helicobacter Pylori è stato associato ad alito cattivo. «Alcuni pazienti riportano che dopo il trattamento antibiotico per l’eradicazione del batterio il problema si riduce». La professoressa Manfredi spiega, inoltre, che a livello orale non solo denti e gengive possono scatenare l’alito pesante, ma anche la lingua. «La lingua offre una vasta superficie dove si formano e persistono comunità microbiche particolarmente organizzate che producono cattivo odore per la degradazione di componenti organiche – spiega -. La corretta pulizia della lingua con appositi spazzolini è dunque fondamentale per arginare questo problema». E’ necessaria una scrupolosa pulizia della bocca con spazzolino e filo interdentale. «Come già sottolineato ci sono poi alcuni cibi e numerosi farmaci che possono associarsi all’alito cattivo. Sebbene in una minoranza dei pazienti, anche patologie sistemiche possono essere messe in relazione con l’alitosi: fra queste il reflusso gastroesofageo, patologie infiammatorie intestinali, patologie ematologiche, epatiche o patologie renali gravi».
L'«acetone» nei bimbi
L’alitosi può essere associata ad infezioni otorinolaringoiatriche (sinusiti croniche, ostruzioni nasali, tonsilliti) per la presenza di materiale mucopurulento e necrotico. L’alito cattivo può essere anche espressione di una patologia epatica avanzata, che assume un caratteristico fetore epatico (simile a fieno appena tagliato) o di insufficienza renale (quando ricorda quello dell’urina). Caratteristiche e meno sgradevoli sono le esalazioni fruttate dell’acetone nei bambini o della chetoacidosi diabetica. «Nei piccoli l’alito cattivo può essere dovuto al fatto che il bambino è un respiratore orale (respira dunque con la bocca). In questo caso si presenta, dunque, una condizione di secchezza del cavo orale e un cambiamento nella flora batterica e nel pH orale, che contribuiscono al cattivo odore». L’esperta spiega che sempre nei piccoli l’alito cattivo può essere anche associato a condizioni infettive delle alte vie aeree, oltre naturalmente alla cattiva igiene orale. «E’ necessario fare molta attenzione anche alla pulizia dell’apparecchio ortodontico e all’igiene della bocca che il bambino deve prendere come abitudine», conclude.
I «killer» dell'alitosi
Esistono rimedi per l’alito cattivo? «Si, ci sono prodotti che possono mascherare il problema – spiega la professoressa Manfredi -. Agenti come la menta sono in grado di nascondere l’odore, fornendo un sollievo temporaneo. E’ utile inoltre fare sciacqui con collutori a base di clorexidina (a basse concentrazioni) o con altri agenti antimicrobici, e utilizzare dentifrici con sostanze in grado di ridurre temporaneamente l’alitosi (come i sali di zinco)». L’esperta si raccomanda ancora una volta, di prestare attenzione all’igiene orale quotidiana, di utilizzare il filo interdentale ed eliminare con lo spazzolino o con appositi strumenti la patina che si forma sulla lingua, una volta al giorno. Importante è cercare di eliminare i depositi sulla porzione posteriore della lingua, perché è proprio lì che si trova la maggior concentrazione dei batteri. In commercio si trovano anche spray e gel che lubrificano il cavo orale o sostituti salivari che aiutano in caso di secchezza. E’ possibile ricorrere anche agli oli essenziali (eucaliptolo, timolo) spesso però già presenti in collutori o dentifrici.
Quella puzza di sigaretta
Il fumo da sigaretta incide sull’alito cattivo? Sì, perché la nicotina aderisce in maniera duratura ai denti e ai tessuti mucosi del cavo orale, tanto che l’alitosi da fumo rimane persistente anche dopo ore dalla cessazione del fumo. Al tempo stesso, il fumo provoca una riduzione della salivazione, che tra le varie funzioni ha anche quella di eliminare parte dei batteri presenti all’interno della bocca. L’uso di chewing–gum e mentine può mascherare il cattivo odore, ma non risolve certo il problema. Da non dimenticare che il fumo agisce anche sui tessuti di supporto dei denti, aggravando spesso situazioni preesistenti, come la malattia parodontale, che rappresenta un’ulteriore causa di alitosi. Oltre ad una meticolosa igiene orale domiciliare, può rivelarsi utile l’uso di collutori antimicrobici a basse concentrazioni per alcuni periodi di tempo perché riducono la concentrazione batterica. Naturalmente vale sempre il solito discorso che può sembrare banale: smettere di fumare o ridurre drasticamente il numero di sigarette, unica e vera soluzione immediata e definitiva al problema dell’alitosi da fumo. I.Sp.
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