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Bimbi poliglotti in pancia: parlare al pancione durante la gravidanza modella il cervello del nascituro

Bimbi poliglotti in pancia

21 Dicembre 2023, 10:08

Parlare al pancione durante la gravidanza modella il cervello del nascituro, tanto da renderlo capace fin dai primissimi giorni di vita di riconoscere e reagire diversamente alla propria lingua madre. Lo dimostra uno studio dell’Università di Padova pubblicato sulla rivista Science Advances.

I ricercatori hanno preso in esame 33 bambini nati da meno di cinque giorni da madri francofone e hanno fatto ascoltare loro una fiaba (Riccioli d’oro e i tre orsi) in francese, inglese e spagnolo. Dai risultati dell’elettroencefalogramma è emerso che il loro cervello è già «sintonizzato» sulla lingua materna: il suo ascolto scatena infatti un’attività neuronale più complessa che conserva una memoria delle risposte neuronali date in passato.
«Questo fatto - spiega Judit Gervain del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova - indica che nel cervello dei neonati, l’esposizione alla lingua materna innesca processi cerebrali di natura complessa, dinamiche neuronali che probabilmente sono associate all’elaborazione e apprendimento della lingua. Questi processi sono molto meno forti quando i neonati sentono un’altra lingua, e possiamo concludere che siano stati generati ed evoluti durante lo sviluppo prenatale».
In altre parole, il cervello del neonato sembra essere strutturato per ricordare e rispondere in modo diverso alla lingua che ha ascoltato già prima della nascita e questa maggiore risposta indica una sorta di «privilegio» linguistico che modella le prime fasi dell’apprendimento del linguaggio.
«Si tratta di una rivelazione - conclude la professoressa Gervain - che mette in luce la straordinaria capacità di adattamento del cervello, soprattutto in relazione con la grande complessità del linguaggio umano».
Intanto dalla California arriva uno studio, pubblicato sulla rivista Pnas e redatto analizzando i registri di nascita dei quasi 40 milioni di abitanti, secondo cui il Covid-19 ha causato un’impennata delle nascite premature: i vaccini però sono stati fondamentali per riportare il tasso di nascite precoci ai livelli precedenti la pandemia.
«L'effetto del Covid sulle gestanti dall’inizio della pandemia fino al 2023 è notevole, aumentando il rischio di nascite premature nel corso di questo periodo di 1,2 punti percentuali» afferma Jenna Nobles, dell’Università di Wisconsin-Madison.
Secondo lo studio, mentre il virus si diffuse da luglio a novembre del 2020, la probabilità che una madre con il Covid-19 in California desse alla luce più di tre settimane prima della data prevista era più alta del 5,4% rispetto a quanto previsto: il 12,3% invece del 6,9%. Il rischio di nascita prematura è leggermente diminuito all’inizio del 2021 prima di diminuire bruscamente nel 2022, momento in cui l’infezione in gravidanza non ha causato alcun rischio di nascita prematura.
red.sal.

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