Giudice: «non servono più»; la gioia dei fan
I tutori dal 2008 hanno fatto il bello e il cattivo tempo nella vita di Britney Spears «non servono più» e per la popstar comincia la fine di incubo. Quasi 14 anni dopo la decisione di un tribunale californiano di rendere l’idolo delle teen-ager incapace di intendere e di volere a tutti gli effetti pratici e legali, la giudice Brenda Penny della Superior Court di Los Angeles ha revocato la decisione in un’udienza durata appena mezz'ora.
Per anni Britney non si era pubblicamente lamentata. Voci sul fatto si sentisse prigioniera contro la sua volontà avevano però cominciato a circolare tra i fan che ieri, radunati, come per le altre udienze, nelle strade sotto la corte, sono esplosi in grida di gioia. Era nato un movimento, il #FreeBritney, che aveva allargato il dibattito ai potenziali abusi della «custodianship"prendendo spunto dal caso della cantante. «E' un movimento per i diritti umani», aveva proclamato Britney indossando una maglietta con questo messaggio in un video postato su Instagram dal fidanzato Sam Ashgari a poche ore dall’udienza. E poi, sempre sui social dopo il verdetto: «Amo i miei fan da impazzire. Piangerò per il resto del giorno!!! Il miglior giorno di sempre», ha poi commentato dopo aver appreso il verdetto.
Britney sta per compiere 40 anni e per la prima volta in oltre un decennio oggi si è svegliata libera di decidere in totale autonomia sulla sua vita. Una richiesta che la cantante aveva fatto di persona, testimoniando in voce quattro mesi e mezzo fa davanti alla Penny. «Rivoglio indietro la mia vita», aveva detto il 23 giugno rivelando dettagli scioccanti: che avrebbe voluto risposarsi e avere figli, ma i tutori le negavano l'appuntamento per togliere la spirale, tanto per fare un esempio.
La giudice a fine settembre aveva sospeso Jamie dal ruolo «tossico» di tutore tenendo peraltro in piedi il sistema della «custodianship» fino a nuovo ordine. Assistita dal nuovo avvocato Mathew Rosengart, Britney intanto aveva continuato a dare addosso alla famiglia, tirando in ballo anche la madre per aver avuto l’idea iniziale della tutela e per «averle segretamente rovinato la vita».
Restano aperti alcuni nodi, tra cui gli astronomici pagamenti degli avvocati di questa lunga battaglia. Su questo la giudice deve ancora esprimersi e potrebbe farlo in una nuova udienza il 19 dicembre.
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