IL DISCO
Cinquant'anni di “School's out”. Alice Cooper, cantante e attore di Detroit (Usa), ha sempre amato stupire. A partire dal nome d'arte che Vincent Damon Furnier si diede: quello di una, qualcuno sostiene presunta, strega bruciata sul rogo a Salem nel diciassettesimo secolo. Capace di esplorare ogni “anfratto” del rock, grande istrione e re dei travestimenti - dark, truculenti o “maledetti” - ha al suo attivo una lunghissima carriera e una sterminata produzione discografica. Con gli anni, inoltre, non ha perso nulla della sua verve come possono testimoniare quelli che recentemente all'Alkatraz di Milano hanno visto il rocker 74enne esibirsi nel “Nightmare Castle”, lo spettacolo che porta in giro il figlio del predicatore del Michigan.
Cinquant'anni fa la “strega di Salem” ottiene un grande successo con “School's out”, quinto album in ordine di tempo dall'esordio avvenuto nel '69 con “Pretties for you”. Sorta di concept sulla ribellione giovanile contro i valori a stelle e strisce - già la copertina racconta del protagonista, un alunno non proprio modello - la title track raggunse, come 45 giri, il trono della classifica britannica ed entrò nella top 10 americana. In tema anche “Street fight”, mentre “Gutter Cat Vs. the Jets” è jazzata come “Blue turk”. “Public animal no.9” ha un'anima rock rock mentre il compito di chiudere è affidato alla maestosa e strumentale “Grande finale”, che non potrà passare inosservata agli amanti del prog.
A “School's out”, che andò benone anche in Italia, da sempre permeabile a certe esperienze del rock, Alice Cooper fece seguire un altro grande successo, “Billion dollar babies”, atto d'accusa contro la cultura del successo e l'iperprovocatorio “Muscle of love”, un altro album che rivela il suo non comune talento.
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