teatro
“Mephisto, romanzo di una carriera”
di: Klaus Mann adattamento: Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli
con: Woody Neri, Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro voce dell ’autore e voce di Amleto: Lino Musella ideazione, scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta e Francesca Tunno suoni e musiche: Giacomo Vezzani video: Luca Brinchi e Daniele Spanò disegno luci: Orlando Bolognesi
regia: Andrea Baracco una produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito in coproduzione con Compagnia Mauri Sturno e MAT – Movimenti Artistici Trasversali in collaborazione con Argot Produzioni e con il contributo della Regione Toscana
Voto: cinque su cinque
“Io sono solo un attore, un attore come tanti altri”: le ultime parole di Hendrik Höfgen in scena sono le stesse che chiudono il romanzo di Klaus Mann “Mephisto, romanzo di una carriera”, titolo conservato per lo spettacolo visto al Teatro al Parco per la stagione Briciole Solares, un’intelligente, coraggiosa impresa ricca di teatralità, regia di Andrea Baracco, con alcuni interpreti che affrontano più ruoli, riuscendo a inserire, nello sviluppo della storia - e della Storia - anche importanti elementi di conoscenza dell’autore e la sua opera, attraverso la voce registrata di Lino Musella e alcune scritte di luce, l’ultima con la notizia del suicidio di Klaus Mann, 1949.
Il palcoscenico è il retropalco di un teatro, con il sipario sul fondo che, aprendosi, svela delle poltroncine, specchio del pubblico in sala: qui si trova il camerino di Hendrik, si svolgono i confronti tra gli artisti, ma è anche spazio privato, per incontri nascosti, tra il protagonista e il travestito Juliette, o per situazioni anche lontane, come per la telefonata da Madrid.
Le scene si susseguono veloci: il dialogo con Otto Ulrichs, l’amico con cui si immaginava una nuova forma di teatro, quando il nazismo sembrava ancora un movimento di pochi fanatici; con Dora Martin, l’attrice di vasta fama che inviterà Hendrik a Berlino; con Nicoletta, che lascerà il palcoscenico per sposarsi, ma che poi tornerà a lavorare con lui, divenuto potente direttore del teatro nazionale; con Barbara, che sposerà, ma da cui divorzierà dopo poco; con Hans Miklas, che, dopo aver creduto nella grande Germana del Terzo Reich esprimerà la sua delusione venendo ucciso per questo… Anche se il fulcro dello spettacolo, praticamente sempre in scena, è Hendrik Höfgen - figura ispirata a Gustaf Gründgens, che era stato amico di Klaus e ne aveva sposato la sorella, matrimonio che era durato pochi anni - si segue intanto anche quanto accade ai singoli personaggi, proprio in relazione alla crescita del nazismo, Otto morirà sotto tortura, Dora, ebrea, andrà in esilio, Juliette a Parigi…
Forse qualcuno ricorderà il superbo film “Mephisto”, 1981, magnifico protagonista Klaus Brandauer, ma anche la Mnouchkine aveva creato un’opera teatrale ispirata al romanzo del figlio di Thomas Mann, di ambiguo fascino per il continuo rispecchamento tra arte e vita, tempo storico e teatro, in un periodo violento, brutale, impossibile il dissenso.
Di notevole efficacia le proiezioni sul fondo, per il volto di Hendrik in diversi ruoli (“Sai cosa significa essere un attore? Un attore è una maschera tra gli esseri umani”), ma anche di Hitler.
Grande l’orgoglio per la potenza espressiva del suo Mephisto, ma l’ultima parte è dedicata al dialogo con Amleto, con cui ha successo in scena, ma che sa di non poter fare veramente suo, mancandogli “la nobiltà che si conquista con il dolore”.
Tanti gli applausi, più e più volte richiamati in scena Woody Neri, Giuliana Vigogna, Gabriele Gasco, Rita Castaldo e Samuele Finocchiaro.
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