nella bufera
Nel futuro della Juventus c'è anche il rischio sanzioni sportive, con uno spettro che va da un’ammenda alle penalizzazioni in classifica o addirittura alla retrocessione qualora la falsificazione dei documenti contabili avesse consentito di ottenere l’iscrizione al campionato. Al momento rimangono tutte ipotesi, ma è lo scenario che emerta dalla notizia che la Procura della Federcalcio ha aperto oggi un procedimento sulle scritture private tra il club bianconero e i suoi calciatori. L’ufficio guidato da Giuseppe Chinè aveva ricevuto nei giorni scorsi le nuove carte degli atti dei pm torinesi che conducono l’inchiesta sulle plusvalenze e avevano indagato 14 persone, tra cui Agnelli e Nedved: l’intento era valutare se ci sono elementi per riaprire il processo sportivo già chiuso sul tema, ma quello dei contratti dei giocatori, con una parte non messa a bilancio secondo i sospetti dei magistrati, è un filone diverso. Di qui, la nuova indagine sportiva e le nubi all’orizzonte.
C'è un primo possibile risvolto giudiziario dalle dimissioni in blocco del consiglio di amministrazione della Juventus. Dopo quanto accaduto ieri sera, la Procura subalpina sarebbe propensa a rinunciare all’appello contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari, che lo scorso 12 ottobre aveva respinto la richiesta di misure cautelari e altri provvedimenti nei confronti di alcuni esponenti del Cda.
In particolare, la rinuncia dei magistrati riguarderebbe il provvedimento di interdizione dalle cariche societarie, mentre nella richiesta della pubblica accusa non c'erano già più misure cautelari. Il gip, Lodovico Morello, infatti, aveva respinto questa richiesta insieme alle misure cautelari personali per alcuni indagati, tra cui gli arresti domiciliari per Andrea Agnelli, negati perchè il giudice aveva sostenuto che non ci fossero pericoli di reiterazione del reato. La rinuncia all’appello sull'interdizione dalle cariche societarie sarebbe dovuto al fatto che l’esigenza è venuta meno proprio con le dimissioni dell’intero Cda bianconero.
L’indagine della Procura, coordinata da un pool di magistrati del Gruppo di Diritto Penale dell’Economia, composto dai sostituti procuratori Ciro Santoriello e Mario Bendoni e dal procuratore aggiunto Marco Gianoglio, riguarda le ipotesi di reato di falso in bilancio e false comunicazioni, che coinvolge la società bianconera.
L’inchiesta iniziata su presunte plusvalenze gonfiate per centinaia di milioni di euro, era partita il 27 novembre 2021 con il blitz della guardia di Finanza, che aveva perquisito anche la sede della Juventus e si è conclusa il 24 ottobre con 15 indagati, sedici con la società bianconera.
Secondo l’accusa sarebbero stati alterati bilanci di tre annualità: il 2018 (approvato il 24 ottobre 2019), il 2019 (approvato il 15 ottobre 2020) e il 2020 (approvato il 29 ottobre). Ad alcuni indagati è stato contestato anche il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni insistenti. Per gli inquirenti sarebbero stato alterati bilanci quale conseguenza «di un anomalo ricorso ad operazioni di scambio dei diritti alle prestazioni sportive di un elevato numero di atleti, operazioni, per altro, nel complesso distoniche nel panorama nazionale». Non solo. Per gli inquirenti ci fu un ulteriore intervento per alterare i risultati di bilancio attraverso 'manovre stipendì, negli anni 2020 e 2021. «Sussistono concreti elementi per ritenere che i calciatori, in accordo con la società, abbiano rinunciato a percepire, in concomitanza con il periodo pandemico, una sola mensilità e non quattro, come per contro comunicato da Juventus Fc nel marzo 2020». E le restanti tre mensilità, «non sarebbero oggetto di rinuncia, bensì di differimento ad esercizi successivi.
Nei giorni scorsi sono stati sentiti ex sindaci ed ex revisori dei Conti che si sono presentati spontaneamente al quinto piano del Palazzo di Giustizia per parlare con i magistrati. Sono state presentate anche due memorie da altrettanti indagati. La decisione per gli eventuali rinvii a giudizio dovrebbe arrivare, secondo fonti giudiziarie, entro la fine dell’anno.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata