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Duran, Tomba: i "Momenti di gloria" del gran rifiuto nello sport

Duran, Tomba: i "Momenti di gloria" del gran rifiuto nello sport

01 Agosto 2024, 19:17

La rinuncia di Angela Carini a proseguire il match delle polemiche contro l’iperandrogina algerina Khelif - quale ne sia il vero motivo, il dolore del corpo o quello dell’anima - si inserisce nel filone del Gran Rifiuto, un classico della storia ma anche dello sport. Per paura, per dolore, per motivi religiosi o politici: fatto sta che c'è un momento topico e magari inaspettato in cui l’atleta dice basta, non vado avanti. «No mas», mai più, per restare alla boxe, gridò al mondo sul ring nel 1980 uno dei migliori pugili di sempre: il peso leggero panamense Roberto Duran detto Mano di Pietra, che per un pugile è più di un soprannome, è un destino. Eppure l’incarnazione del picchiatore trovò sulla sua strada Ray Leonard, paradossalmente detto a sua volta Sugar, «zucchero», uno che gli stava rendendo molto più che amara, infernale, la giornata. Mano di Pietra semplicemente si girò e abbandonò il ring, stampando sulle telecamere un «no mas» in mondovisione.

Nel 1976 Niki Lauda era il migliore pilota del mondo quando ebbe sulla sua Ferrari 312T un incidente gravissimo al circuito del Nurburgring: si salvò per miracolo, rimase sfigurato, ma volle tornare in pista presto per conquistare il titolo mondiale. Ci stava per riuscire ma all’ultimo Gp della stagione la pioggia rese pericolosissimo correre in Giappone: gli altri piloti ce la fecero, lui no: aveva visto da poco la morte in faccia, non voleva un nuovo incontro anzitempo e si ritirò al secondo giro. Perse il mondiale ma non la vita: «Ho avuto paura - spiegò - è una condizione umana».
Alberto Tomba ha un posto di rilievo nel pantheon dello sport italiano, è conosciuto in tutto il mondo per le sue vittorie e i suoi modi da guascone: lo convinsero a gareggiare anche nelle discipline veloci, la libera, per consolidare i suoi primati in classifica generale di coppa del mondo. Albertone cadde, si ruppe le costole, il dolore fu forte. E allora basta, non ha più fatto una libera neanche da pensionato nelle gite del week end.
Proprio a Parigi, ai Giochi di un secolo fa, un ragazzo scozzese dalla fede cristiana fortissima Eric Liddell, era il favorito nella gara dei 100 metri: apprese che si correva di domenica, si rifiutò di farlo: «Il Signore vuole che il settimo giorno ci si riposi», spiegò. Fu un’altra rinuncia, quella del suo compagno di squadra britannico, Harold Abrahams, al posto nei 400 a consentire a Liddell di gareggiare nel giro di pista e vincere l’oro che meritava. I due al ritorno a Londra furono accolti da una folla oceanica, la loro storia è diventata un film da Oscar: Momenti di Gloria.

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