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Emozioni da Giotto a Gentile

A Fabriano fino al 30 novembre. Opere del '200 e del '300. Tra le riscoperte gli affreschi del Maestro di Compodonico

Emozioni da Giotto a Gentile
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La mostra «Da Giotto a Gentile pittura e scultura a Fabriano fra Due e Trecento» ospitata, fino al 30 novembre, presso la Pinacoteca Civica Bruno Molajoli di Fabriano ed in alcune chiese storiche della città, (le chiese di Sant’Agostino e San Domenico e la Cattedrale di San Venanzio), accende i riflettori su di un patrimonio artistico inscindibile dal contesto paesaggistico e ambientale. Sul finire del XIII secolo, infatti, aveva avuto inizio da Fabriano quel processo di trasformazione economica, sociale e religiosa che ha dato origine alla civiltà dell’Occidente cristiano. Così mentre sui ponteggi della Basilica Superiore di Assisi Giotto affermava un nuovo eloquio pittorico compiutamente occidentale, la rivoluzione figurativa si propagava anche attraverso i valichi appenninici fino alla città della carta dove maestri anonimi, assai esperti nella pratica dell’affresco, lasciavano tracce del loro operato nelle più importanti chiese degli Ordini Mendicanti, ma anche nelle sperdute pievi sorte sui monti. Un contesto unico che si apre oggi ad una riscoperta fra nomi certi dell’arte e maestri poco noti ma destinati a sorprendere per la loro personalità. Curata da Vittorio Sgarbi la mostra propone oltre 100 opere: dipinti, pale d’altare, tavole, affreschi staccati, sculture, oreficerie rarissime, miniature, manoscritti, codici, concessi in prestito da musei italiani e stranieri. Da Giotto, del quale sono da citare due tavolette raffiguranti San Francesco e San Giovanni Battista – furono pubblicate per la prima volta nel 1997 fino ad allora ignoti alla letteratura artistica ed attribuiti allo stesso Giotto da Luciano Bellosi, paternità poi ripresa nel tempo – alla vera scoperta della mostra, il Maestro di Campodonico. Da questa località trae il suo nome un oscuro affreschista, capace di coniugare la spazialità giottesca con una carica umana profonda e modernissima, nei gesti e negli sguardi. Le sue opere rivelano una creatività di spicco, testimonianza di un uomo che molto aveva viaggiato, che aveva visto tanta grande arte: umbra, toscana, senese, Lorenzetti in particolare. Realizza solo affreschi, le cui figure rivaleggiano con un Giotto o con Gentile soprattutto per il peso dei corpi, e la straordinaria capacità di sintesi delle forme. Un’ampia sezione della mostra è dedicata anche ai raffinati dipinti su tavola realizzati da Allegretto Nuzi, dopo il suo rientro dalla Toscana in occasione della peste del 1348: tavole e polittici caratterizzati da elette figure ispirate ai modelli fiorentini e senesi, rielaborati in chiave cortese, come testimoniano le varie redazioni della “Madonna dell’Umiltà”. E’ questo un soggetto frequentemente trattato sia dal Nuzi che dal suo allievo fabrianese Francescuccio di Cecco Ghissi, la cui produzione appare improntata ad una spiccata sontuosità decorativa che soddisfa le esigenze della committenza di provincia. Alla cifra stilistica del caposcuola Allegretto si collega poi la produzione di sculture in legno intagliato e dipinto, a grandezza naturale, destinate all’allestimento di presepi scenografici, attribuite ad un anonimo Maestro dei Magi. Gli esemplari conservati a Fabriano e quelli del Museo di Palazzo di Venezia a Roma compongono un nucleo omogeneo riferibile a questo artista attivo a Fabriano e ben noto anche oltre i confini cittadini. La mostra si chiude con alcuni capolavori di Gentile: la Crocefissione del polittico proveniente da Valleromita di Fabriano, ora nella Pinacoteca di Brera, la raffinata Madonna dell’umiltà del Museo nazionale di San Matteo di Pisa in cui lo stile elegante e forbito, esibito dal caposcuola del Gotico Internazionale rivela la consuetudine giovanile con i pregiati ed eleganti apparati presenti nella città di origine. Tra le opere anche «Stimmate di San Francesco» prestata dalla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo.Arriva, infine, da un castello bavarese, dove stava ancora prima degli inizi del Novecento, la figura in legno di pioppo, databile al 1375/78, raffigurante, come afferma Vittorio Sgarbi, Elena madre di Costantino il Grande, opera appena scoperta dallo storico dell’arte presso un antiquario e attribuita al Maestro dei Magi di Fabriano. Le cromie appaiono le stesse delle statue del Maestro dei Magi conservate al Museo Diocesano di Fabriano. Il panneggio è sontuoso, l’intaglio fine tanto da far pensare che possa far parte della serie del presepe fabrianese. C’è, in più, un particolare prezioso: la traccia negli alveoli, ancora ben leggibili, delle pietre dure che dovevano impreziosire il manto.La mostra (promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, con il sostegno della Fondazione Veneto Banca e del Comune di Fabriano ed importanti collaborazioni e patrocini istituzionali) si avvale di un Comitato Scientifico e di un catalogo edito da Mandragora, curato da Vittorio Sgarbi insieme a Giampiero Donnini e Stefano Papetti.

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