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Il pallone secondo Sacchi

"Calcio totale. La mia vita raccontata a Guido Conti". Da Fusignano al mondo: l'allenatore narra la propria carriera allo scrittore parmigiano. Pagine avvincenti che ripercorrono le gloriose vicende del Parma, del Milan e della Nazionale"

Il pallone secondo Sacchi

Arrigo Sacchi

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Prendete la cosa più futile e... più seria in Italia: il calcio. Prendete poi un signore, ex calciatore mediocre: Arrigo Sacchi. Con occhi spiritati e un'idea quasi folle: trasformare la concezione italica del calcio (furbizia e contropiede) e arrivare con questa rivoluzione fin sul tetto del mondo. Prendete infine uno scrittore fra i più noti dell'ultima generazione, parmigiano innamorato del Po e di Guareschi ma di calcio assolutamente digiuno: Guido Conti.

Mettete insieme il tutto, come ha fatto con una felice intuizione il parmigiano Antonio Riccardi alla Mondadori, e avrete in mano una esemplare storia di 283 pagine: «Calcio totale. La mia vita raccontata a Guido Conti». Un racconto ben al di là dei confini sportivi: una lunga e complicata battaglia ideale controcorrente, che racconta tanto della nostra Italia. La storia del libro è appunto quella dell’Arrigo da Fusignano, al cui fianco per una volta anche Silvio Berlusconi è solo un comprimario, seppure fondamentale. E' invece proprio il «visionario» romagnolo/lombardo a disegnare attraverso le parole di Conti una parabola che, a rileggerla oggi, appare ancor più straordinaria. O «straordinéria», come avrebbe detto il Crozza delle prime parodie.

Tutto inizia da quel primo regalo del padre, un pallone di cuoio per i buoni risultati scolastici, che oltre a simboleggiare la vita futura di Arrigo gli offre un insegnamento che lo accompagnerà per sempre: «Se ti impegni, avrai una ricompensa». Questo prologo sugli anni romagnoli, con godibilissime atmosfere degne dell'Amarcord felliniano, è sicuramente da ascrivere a merito di Conti, che proprio perché meno sensibile all'aspetto strettamente calcistico, si sofferma su questa prima parte della vita di Arrigo anziché buttarsi subito su zona, pressing e ripartenze. Così spunta il bel ritratto di «Pulsèina», ovvero il bibliotecario-dirigente Alfredo Belletti. Al neo allenatore Sacchi che gli chiede di acquistare per il Fusignano un libero, Pulsèina regala la prima lezione calcistica mostrandogli una maglia numero 6: «Il libero è qui: se sei un bravo allenatore, lo costruisci tu». E da lì, applicandosi con un impegno maniacale e in qualche modo sempre identico da Fusignano alla finale dei Mondiali, Arrigo inizia il suo cammino verso la professione dell'allenatore, sacrificando a questo sogno incerto la più sicura fabbrica del padre, che si era trovato a dirigere dopo la malattia del genitore.

Ed è bello riscoprire e ricordare che è proprio Parma, alla fine degli anni '80, ad offrire a Sacchi il più fertile dei terreni in cui coltivare quell'idea di calcio. Qui ci sono le parole di stima verso la lungimiranza di un dirigente come Riccardo Sogliano e soprattutto l'affettuoso ricordo di «una persona perbene innamorata del calcio»: Ernesto Ceresini. La promozione dalla serie C alla B, poi un campionato cadetto che fa accarezzare a Parma il sogno della serie A, e infine un doppio vincente confronto in Coppa Italia con il Milan da poco berlusconiano ma non ancora protagonista... E' qui che scatta l'intuizione con cui il miliardario di Arcore affida la sua costosissima squadra proprio a quel tecnico che non ha mai allenato in serie A e in una grande città.

L'impatto milanese, inevitabilmente, è difficilissimo. Ma Berlusconi decide di insistere, nonostante un avvio con insuccessi e critiche, su Arrigo e sulle convinzioni di quell'allenatore senza pedigree. Il resto è storia nota: al primo tentativo lo scudetto in rimonta sul Napoli di Maradona, con il San Paolo in piedi ad applaudire i rivali nel giorno del sorpasso; poi due Coppe dei campioni in sequenza (con la «partita perfetta» del 5-0 al Real Madrid); e due Coppe intercontinentali. Sul tetto del mondo, appunto: ed è davvero istruttivo leggere i passaggi di quella cavalcata, soprattutto nei momenti negativi che Arrigo riesce a superare moltiplicando ulteriormente la sua applicazione e il suo lavoro. Però arriva anche l'altra faccia della medaglia: lo stress, sempre più difficile da gestire. Né vale «alleggerire» il lavoro, trasformandosi da allenatore quotidianamente in campo con il suo club a selezionatore della Nazionale. Perché anche in azzurro Sacchi insegue la perfezione impossibile. E la sua Italia arriverà a disputare un eccezionale Mondiale in Usa: prima solo epico e di carattere (la vittoria sulla Norvegia in 9, la rimonta sulla Nigeria ancora in 10 per l'espulsione di Zola) ma poi anche spettacolare, quando Roby Baggio esalta il suo talento contro Spagna e Bulgaria. In finale, con i brasiliani più forti sarà un braccio di ferro alla pari, fino ai decisivi e fatali rigori. Ma Sacchi capisce subito che nell'Italia che ama i furbi e il successo, quel «solo» secondo posto sarà vissuto come una sconfitta e come una condanna, che sarà eseguita due anni dopo agli Europei, nonostante proprio lì si veda davvero il gioco alla Sacchi.

Ci sono poi tanti altri capitoli, da scoprire direttamente nel racconto di Sacchi-Conti: i ritorni (Milan, Parma), e le avventure di Madrid (Atletico, Real), sempre nella convivenza fra passione totale e ansia di fuggire, e di tornare alla calma di Fusignano. Così l'ultimo fotogramma è ancora in Romagna ed è ancora quello di un calcio al pallone: quel pallone nel quale oggi nonno Arrigo sa di avere lasciato per sempre un segno indelebile. Ma questa volta, anziché una coppa, da sollevare al cielo c'è qualcosa di ancora più bello: la piccola nipotina.
Calcio totale. La mia vita raccontata a Guido Conti di Arrigo Sacchi - Mondadori, pag.283

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