Chiara Pozzati
Chi l’avrebbe detto? Il sogno dei parmigiani è il caro vecchio cassonetto. O meglio, un «arcobaleno» di contenitori on the road per permettere la differenziata di prossimità. Tutto questo per eliminare lo slalom di sacconi ammonticchiati ovunque, gli scheletri di divani abbandonati che non risparmiano neppure borgo Regale, i mini cestini rossi zeppi di immondizia domestica. Intanto la città soffoca tra i rifiuti e i residenti fanno quadrato: «Parma è sporca, trasandata, puzzolente. Possibile che non si possano trovare soluzioni alternative?».
«E’ un’indecenza – va dritta al sodo Lucia Battiloro –: ho un bed & breakfast e mi vergogno di presentare ai turisti una città in questo stato. Dovrebbero tornare i cassonetti, come accade da Sant’Ilario in giù. E’ una questione di decoro urbano, di ordine e di igiene». Anche Alice Pattacini, giovane barista, ha un diavolo per capello e un bel po’ da dire: «Via Mascagni è impressionante, spesso i sacchi gialli della plastica inondano letteralmente il marciapiede. Le persone sono costrette a passare in strada per evitare lo slalom (con olezzo). Vista anche la raccolta a “singhiozzo” mi sono rassegnata a dare i rifiuti di casa al mio fidanzato modenese, là hanno adottato la differenziata stradale. Coi cassonetti colorati a portata di tutti. Lo stesso problema di degrado, poi, investe tutti i quartieri di Parma. Mia nonna abita in via Zarotto e le difficoltà per una persona anziana con esigenze particolari non vengono minimamente prese in considerazione».
Ma la raccolta differenziata firmata Folli non piace neppure a Cecilia Granelli che si fa portavoce dei guai di viale Duca Alessandro: «E’ una situazione imbarazzante, basterebbe installare cassonetti per plastica, organico e grigio per eliminare lo scempio che c’è in città». Sul «disastro dei sacconi per strada» accende i riflettori anche Annalisa Bernazzoli, mentre Adriana Calderaro, anche lei sostenitrice della differenziata di prossimità, spiega in maniera spicciola quello che pensano molti: «E' evidente che la differenziata fatta così com’è non può funzionare proprio per la costruzione dei palazzi, specialmente in centro e in Oltretorrente».
E per i borghi parla Giulio Belletti, ex campione pallavolista, che ammette: «Non occorrerebbero molti contenitori, giusto due o tre per l’umido, il grigio e la plastica da disporre esattamente dove prima stavano i cassonetti. E oggi spiccano i cumuli selvaggi contro i muri delle case». Per i commercianti, si schiariscono la gola Gianni Alberti e la figlia Sabrina, al timone dell’alimentari-istituzione in borgo Collegio Maria Luigia: «Purtroppo è un sistema che non funziona. Dovremmo adottare lo stile di Sestri Levante, avanti anni luce sul versante della raccolta- chiosano – là ci sono i cassonetti lungo le strade che possono essere utilizzati grazie a dei tesserini identificativi. Con un gesto tagli il caos in città e la possibilità che i furbetti possano approfittarne».
Una sorta di correzione di rotta piacerebbe anche a Ramona Tagliavini che attinge a tutto il suo spirito ambientalista prima di rispondere: «credo che la cultura della differenziata sia fondamentale, ma la si dovrebbe calare nella realtà adottando quelle migliorie che servono per far funzionare bene il sistema». Unica voce fuori dal coro quella di Ester Fornari che si dice d’accordo con il sistema di raccolta attuale: «Credo che i cassonetti per strada siano scomodi».
LA REPLICA
Il sistema di raccolta rifiuti «made in Parma»? «Un’eccellenza. Il nostro territorio, grazie anche ai progressi fatti dal comune capoluogo, è nettamente il più virtuoso dell’Emilia Romagna. Tutto questo sia come percentuali di raccolta differenziata, sia per la produzione pro-capite di rifiuti». Così l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli tira dritto per la sua strada. Sulla linea dura rifiuti zero, dunque, è avanti tutta «soprattutto perché le percentuali ci illustrano dei passi importanti. Il dato di raccolta differenziata del 2014 è del 67% (inteso come valore medio su tutto l’anno, ma nel corso del 2014 abbiamo raggiunto punte del 70% su valori mensili). Si tratta di una stima di assoluta eccellenza rispetto agli altri comuni capoluogo della Regione anche per il fatto che siamo il comune capoluogo con i minori quantitativi in termini di rifiuto pro-capite prodotto».
E continua a snocciolare numeri: «Ogni cittadino di Parma ne produce circa 500 chili ogni anno, in tutti gli altri comuni capoluogo (con l’eccezione di Bologna) vi sono valori attorno ai 700 chili pro capite. Ancora non sono disponibili stime ufficiali sul 2015, ma è certo che si oltrepasserà la soglia del 70% (sempre inteso come media annuale). Il Piano d’Ambito approvato da Atersir prevede il modello porta a porta per tutti i comuni della pianura e per il comune capoluogo, mentre per la montagna è previsto un sistema misto». Parla a ruota libera, ma sull’alternativa della raccolta di prossimità taglia corto: «In realtà è un sistema che potrebbe portare gli incivili a farla franca e comunque abbiamo intenzione di portare delle migliorie al sistema attuale». Per esempio? «La raccolta serale – che prenderà via lunedì 18 maggio -. L’orario di esposizione dei rifiuti passerà da fascia diurna a fascia serale, dalle 19,30 alle 21. Cosa comporta questo cambiamento? Una maggiore comodità, un miglioramento del decoro urbano e un minor tempo di esposizione dei rifiuti durante la giornata».
E se sempre più parmigiani sognano il sistema di raccolta di Langhirano, Folli chiarisce: «Non è corretto dire che lì il sistema funzioni con solo i cassonetti stradali. Solo 12,8% delle raccolte differenziate verrà intercettato con questo sistema, il 40,8% con sistema porta a porta e il restante attraverso i centri di raccolta. Percentuali che non si discostano neanche tanto da Parma se pensiamo che vetro e vegetale sono comunque raccolti con cassonetti stradali».Ch.Poz.
IL CASO
Un’«oasi felice». O ancora: «Un sistema che dimostra di tenere in considerazione le esigenze dei cittadini». Insomma ai parmigiani piace la differenziata attuata, sempre attraverso Iren, dal Comune di Langhirano. Come funziona? «I cassonetti porta a porta sono adottati nelle frazioni principali – illustra il sindaco Giordano Bricoli, lungi da fare confronti o suscitare polemiche con i vicini di casa – mentre nel resto del territorio abbiamo creato il sistema di prossimità con cassonetti grigi, gialli e blu per strada. Si tratta di un sistema già in auge, ma che questa giunta ha appoggiato». Soprattutto si tratta di un sistema che funziona. Basta partire dalle stime, tanto care agli amministratori: il dato ufficiale sulla raccolta differenziata per il 2014 è del 65,6%, ma la tendenza del primo trimestre 2015 è già al 69%. In altre parole, tra la nostra città e questo comune (oggettivamente più piccolo, ma pur sempre esteso), c’è una differenza di appena due punti di percentuale. E una marea di sacchetti ammonticchiati ovunque. «E’ stata una scelta adottata per tagliare su costi di trasporto e svuotamento che sarebbero stati impensabili da sostenere. Specialmente quando parliamo dei territori in montagna. Per questo, e tenendo conto delle esigenze dei residenti, era necessario bilanciare con un sistema misto basato sull’antropizzazione del territorio». Certo non è tutto oro ciò che luccica: «Anche noi abbiamo le nostre difficoltà, ma confidiamo sul buon senso dei cittadini». E pare che questo mutuo scambio tra amministrazione e residenti funzioni «visto che i casi di furbetti che provano a violare i contenitori stradali sono isolati». Un altro risvolto particolarmente interessante è l’incentivo per portare gli ingombranti al punto di raccolta di Cascinapiano. «Tramite una card a punti, riservata agli utenti, scatta una sorta di piccolo rimborso per gli scarti portati». In altre parole più rifiuti ingombranti porti, più punti vengono accreditati, più sconti hai sulla bolletta. Ma questa è un’altra storia.Ch.Poz.
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