Visioni d'artista
Ha visto lontano, Silvia Bianchi. L'uomo schiacciato in un ingranaggio impietoso sembra lo specchio dei giorni nostri. Appariva così, nel 1976 ai suoi occhi di 16enne, la condizione umana, imprigionata senza slancio vitale nei meccanismi ad orologeria di macchine inarrestabili. Dipingeva a tempera allora e l'opera «Il sistema» è l'emblema di un periodo creativo che lei stessa definisce «la prima dimensione», tra la fine degli anni settanta e la fine degli ottanta del Novecento.

Dopo questa fase - tutto il suo percorso di pittrice per hobby è segnato da momenti di attività intensa alternati a pause lunghe anche anni - databile tra gli anni novanta e i duemila (la «seconda dimensione»), Silvia Bianchi prosegue il viaggio nella natura dedicandosi soprattutto all'osservazione ornitologica. La «terza dimensione» diventa quindi una carrellata di piccoli e grandi volatili, quasi a volerne rammentare allo spettatore la grazia e la delicatezza, estranee alla vita moderna.
Silvia Bianchi, cittadina di San Polo, dipinge da sempre, per una passione innata («ho sempre amato i colori, ma non mi definisco artista. Avrei voluto studiare al Toschi ma sono riuscita a frequentare le lezioni serali solo per un anno e mezzo»). «Tre dimensioni dell'anima in volo» è il titolo della carrellata delle sue opere esposte nella sede di Confartigianato, in viale Mentana, dove lavora. In ottobre andrà in pensione: «Ho tante idee in mente, quando avrò più tempo potrei tornare a dipingere e magari a studiare».
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