L’immagine della donna che in Georgia resiste al tentativo della polizia di dispendere i manifestanti in piazza, sventolando la bandiera dell’Unione europea sotto i potenti getti degli idranti, ha un significato che va ben oltre la giusta ribellione di quel popolo al tradimento della propria aspirazione europeista. Quella bandiera issata contro il tentativo del parlamento locale di approvare una legge liberticida – sull’esempio di quanto avviene nella vicina e incombente Russia – è la dimostrazione di come in tutto il mondo le persone che non godono della libertà e dei diritti di cui godiamo noi europei, ma che a tale libertà e a tali diritti non vogliono rinunciare, guardino all’Europa come a un modello da imitare e, per chi vi è geograficamente vicino, anche come a una casa in cui entrare. Diritti e conquiste che troppo spesso noi diamo per scontati e perfino banali, per tanti altri sono autentici sogni, aspirazioni tali da portare gente pacifica a scendere in strada e a contrastare con vigore azioni che vanno nella direzione opposta.
Quella bandiera blu coronata di stelle è l’esito finale e fruttuoso (per quanto imperfetto, come del resto ogni cosa) di una comune volontà di pace e di diritti scaturita dopo secoli e secoli di guerre che hanno insanguinato il continente senza soluzione di continuità. Pace e diritti: ecco ciò che quella bandiera rappresenta agli occhi di chi pace e diritti non ha, o non ne ha nella misura che vorrebbe. Questo modo di prendere la vecchia Europa come esempio cui ispirarsi si è fatto ancor più forte dopo che si è visto che l’Ue, di fronte alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, non si è voltata dall’altra parte rinchiudendosi nel proprio benessere, ma si è schierata dalla parte dell’aggredito (che peraltro, e non a caso, era ed è anche un aspirante membro dell’Unione europea): tale atteggiamento ha rafforzato l’idea che la nostra Europa non è solo un’unione di Stati e di regole burocratiche, ma prima di tutto un’unione di diritti e di ideali, quegli stessi diritti e ideali che la portano a sostenere chi vorrebbe poterli condividere ma in ciò è ostacolato da qualcuno che invece vorrebbe sottrargli perfino la propria sovranità. In un mondo dove la libertà e lo Stato di diritto non sono la regola e dove le dittature più o meno dichiarate e le pseudo democrazie più o meno illiberali sono molto più diffuse di quanto si tenda a immaginare, l’Europa è un esempio e un punto di riferimento, pur con tutti i suoi limiti e le sue farraginosità. Ecco perché c’è chi fa della bandiera europea un simbolo del proprio rifiuto dell’oscurantismo, che nel caso della Georgia è quello che la vorrebbe riportare nella sfera ex sovietica, da cui invece la gente vuole tenersi ben alla larga, essendoci già passata e avendone già avuto più che abbastanza. Il gesto della donna georgiana ci dice alcune semplici cose, che dovremmo cercare di non dimenticare: che siamo molto fortunati a vivere dove viviamo; che dobbiamo essere orgogliosi che nel mondo si guardi a noi come a un modello; che non dobbiamo adagiarci nella contemplazione del benessere raggiunto, ma stare sempre all’erta, guardandoci da ogni minaccia esterna e da ogni rigurgito interno; che non possiamo rimanere indifferenti di fronte alle invocazioni di chi condivide i nostri stessi ideali ma viene soffocato nel tentativo di realizzarli; che la casa comune europea che siamo stati capaci di costruire è un patrimonio prezioso, da custodire e consolidare continuamente a beneficio nostro e delle generazioni future.