Il ristorante: i 100 anni de «Il Pilota» a Fiumaretta
16 Settembre 2023, 10:15
«Ci accolse un vecchio, ci disse come si chiamava: Eolo. Come il vento? Chiesi. Come il vento rispose. Parlava francese».
In un istante, la poesia di un luogo e della sua locanda: Marguerite Duras ne riporta la magia senza tempo. Il vecchio era Luigi Eolo Germi, che viaggiava in mari lontani e salutava in più lingue: «Il pilota», colui che guida le navi in porti sicuri. Come il nome della stessa locanda, che ancora oggi risponde ai comandi della nipote di Eolo: Silvia. Una tradizione che rimane, con quella magia che ieri incantava i grandi intellettuali e ora tanti parmigiani. Un lungo e meraviglioso racconto, quello de «Il Pilota» di Fiumaretta, che domenica ha festeggiato i cento anni. E il sindaco di Ameglia Umberto Galazzo l'ha omaggiato con la prima «Targa delle botteghe storiche». La festa si è aperta con la sfilata della banda musicale di Santo Stefano Magra. Poi, in quella balera appoggiata sul fiume, la cerimonia con la coinvolgente performance di Massimo Minella «Alla foce della bellezza: i primi cento anni del Pilota di Fiumaretta» e le letture di Alessio Zirulia accompagnate dalla musica. «Sono molto felice per questo riconoscimento - confessa la titolare Silvia Dughetti -, perché è la prima targa delle botteghe storiche di Ameglia. E sono contenta per questa bella festa: c'era la gente di Fiumaretta e tanti nostri clienti. Ringrazio il Teatro pubblico Ligure e Sergio Maifredi e Lucia Lombardo che ci hanno aiutato a preparare l'evento. Ringrazio la banda e il giornalista di Repubblica Minella che con il giovane attore Zirulia ha raccontato così bene la nostra storia, anche con passi di Cesare Pavese e di Marguerite Duras». Una cerimonia emozionante per i tanti affezionati di questa terrazza sul Magra. Dove ancora oggi si cena alla «Sans façon» e si ballano valzer e milonghe. Un rifugio per gli appassionati parmigiani di questo luogo, che guarda le luci di Montemarcello. E incredibilmente mantiene con cura quella lunga e importante storia. Che gli avventori amano rileggere sotto il bel pergolato, in quelle pagine dell'unica copia del libro che Silvia conserva come un tesoro: «Su e giù per la val di Magra», a cura di Laura Guglielmi, Agorà edizioni. Una raccolta di lettere, testimonianze e articoli di indimenticati scrittori e giornalisti, che hanno voluto dedicare un pensiero a questa «isola» che emerge sulla foce della bellezza: Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Mary Shelley, David Herbert Lawrence, Mario Soldati, Indro Montanelli, Giulio Einaudi, Giovanni Giudici, Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Marguerite Duras, Franco Fortini, Attilio Bertolucci e Vittorio Sereni. E Silvia, quel libro, vorrebbe tanto ristamparlo. Nel 1840 Giovanni Germi scende da Ameglia: a Bocca di Magra costruisce una capanna e fa il traghettatore da una riva all'altra del fiume. Il figlio Luigi lo segue e con la sua chiatta porta al riparo le navi che attendono il carico di marmo delle cave di Carrara. Luigi apre anche un'osteria a Bocca, dove si mangiava alla buona e che i francesi chiamarono «Sans façon». La tradizione continua con il figlio Carlo e poi con Luigi Giovanni, detto Eolo, che dopo aver navigato nei mari del mondo, finita la Prima guerra mondiale, decide di fermarsi sul Magra per aiutare il padre Carlo. Eolo diventa per tutti «il pilota». E nel 1923 rileva la trattoria Miramare al di là del fiume. Cinque figli, di cui tre, Angelina, Elisa e Carla, la mamma di Silvia, portano avanti la locanda nel nome di Eolo. Scriveva il nostro Vittorio Sereni: «Il passaggio da una riva all'altra del fiume sembrava comportare una decisione importante, significativa; e anche di più, un rituale, un sortilegio, quasi si trattasse del trapasso da un mondo ad un mondo diverso». E arrivati lì, «Si parlava, si discuteva, si litigava: sulla spiaggia di Fiumaretta, sulla terrazza del Pilota, sotto la pergola di Sans façon, lungo i viottoli sotto Montemarcello, in barca, tra le acque e le rocce di punta Bianca». Un luogo del cuore. Aveva raccontato la moglie di Sereni, Maria Luisa Bonfanti, alla «Gazzetta di Parma»: «Attraversavamo il fiume in barca perché non c'era il ponte. Vittorio ballava solo i lenti. Giancarlo De Carlo sapeva ballare bene. Vittorini invece non sapeva proprio ballare». Quando si arriva al dancing del «Pilota», l'atmosfera ti avvolge. Si rimane in silenzio davanti ai riflessi del Magra, cullati dalla danza delle barche legate alle cime e respirando i profumi delle cozze ripiene che già di primo mattino escono dalla cucina di Silvia. Un invito, sotto quelle viti che proteggono ancora tavole e seggiole anni Cinquanta, mentre si viene accolti dal cameriere che ogni volta svela un menu fatto di antipasto di mare con fagioli, moscardini e totani, le linguine alla Bagna verde, i totani ripieni, il fritto di paranza, l'immancabile pesce alla «Sans Façon» e quelle insuperabili cozze. Sì, dal 1923, nella locanda di Silvia, il capitano di una «nave» ferma sul Magra da 100 anni, si mangia ancora «alla buona» e ad ogni arrivo la magia ricompare, con la benedizione di quel vecchio che sapeva parlare francese.