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Quando il 21 giugno 1582 nel tempio Honno-ji a Kyoto il generale Oda Nobunaga compiva il seppuku, quel suicidio rituale poneva fine alla vita dell’uomo, ma non al sogno che di lì in avanti altri avrebbero provato a realizzare, sulla via di un Giappone incamminato verso l’unificazione nazionale. Calava così anche il sipario sul periodo Sengoku o degli Stati combattenti, cominciato circa cento anni prima e caratterizzato da perenni scontri tra i daimyo. Questi signori feudali si erano di fatto affrancati dall’autorità dello shogun, titolo nel XIV secolo appannaggio ereditario della dinastia degli Ashikaga, sempre più privi però di potere effettivo. I daimyo governavano di fatto autonomamente territori in continua espansione, a scapito dei vicini, e si erano dotati di un proprio esercito e di propri funzionari ai quali erano affidati compiti amministrativi e la riscossione dei tributi.
A rimescolare ulteriormente uno scenario tanto incandescente quanto mutevole, l’approdo nel 1543 dei navigatori portoghesi. Con loro venivano introdotte le moderne armi da fuoco, dagli archibugi ai cannoni, provocando un ulteriore rimescolamento degli equilibri, a favore di chi fosse riuscito ad accaparrarsele o a produrle, per non parlare della necessità di modificare il dispiegamento delle forze in campo, nonché il disegno delle fortificazioni, all’improvviso rivelatesi troppo vulnerabili ai colpi dell’artiglieria.
É questo il contesto in cui si svolge la longeva serie Nobunaga’s ambition di Koei Tecmo, che per festeggiare il ragguardevole traguardo del quarantennale ha lanciato il suo sedicesimo titolo, Nobunaga’s ambition: Awakening, per Pc, Playstation e Switch. Un grand strategy dall’impronta storicamente accurata che si presenta con un cast sterminato, consentendo di immergersi nella complessità delle interazioni da considerare per attuare la scalata in un’epoca frammentata e complicata, ripercorribile pure attraverso luoghi realmente esistenti e battaglie realmente accadute. A capo di un clan, ecco il nostro daimyo dare corpo alla sua ambizione: come Nobunaga, progetta di ingrandire la propria sfera di influenza, con la finalità di mettersi alla guida dell’intero Giappone, come si verificherà nel 1603 con i Tokugawa, capaci di sbaragliare gli altri concorrenti in una corsa in cui, dal 1568, si erano distinti Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e appunto Tokugawa Ieyasu.
Non ci sono soltanto le battaglie a imprimere una certa direzione all’evolversi delle vicende: in una situazione di particolarismi accentuati, stringere alleanze per non doversi guardare ininterrottamente alle spalle e potersi concentrare sugli obiettivi del momento è altrettanto vitale. Un castello o una città sono inoltre microcosmi fondamentali per ottenere le risorse con cui foraggiare ed equipaggiare i soldati, senza però eccedere per evitare pericolose ribellioni. Si può eventualmente delegare la gestione di un ambito a un fidato vassallo, soppesando il margine di autonomia da concedere. Nei frangenti più delicati è possibile chiedere consiglio ai collaboratori, restando comunque liberi di seguire le loro indicazioni oppure no. Conquista e sviluppo delle contee, guerre e diplomazia sono dunque gli strumenti da affilare in un paziente gioco del trono, dove ogni mossa va soppesata e ogni personaggio ha abilità tali da incidere in modo differente sullo svolgimento degli eventi.
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