Covid, quarta ondata
Monica Tiezzi
Un quadro a due facce, quello dei contagi Covid nella nostra provincia. Da un lato il costante aumento di nuovi casi (ieri 200, di cui 75 sintomatici) e i letti Covid del Maggiore che si riempiono (92 ricoverati in cinque reparti, primo fra tutti il Barbieri con 50 pazienti). Dall'altro la considerazione che, in questi stessi giorni del 2020, i pazienti in ospedale per il virus erano molti di più: 150 solo al Barbieri.
I vaccini funzionano e rappresentano «un muro di difesa», dice Tiziana Meschi, dirigente del Covid hospital del Barbieri, contro i sintomi del contagio. «Siamo lontanissimi dai numeri delle prime ondate, quando sono arrivata ad avere anche 270 malati - aggiunge Meschi - Abbiamo vinto molte battaglie ma la guerra non è finita: solo una settimana fa avevamo 61 malati, oggi 30 in più. Negli ultimi tempi sono anche ricomparsi in reparto i caschi per l'ossigeno che non vedevamo più da giugno. Sembra un vecchio film. Siamo abbastanza tesi: ci aspettano almeno due mesi duri. Cerchiamo di tenere alto il morale della truppa».
Dei 92 malati 50, come detto, sono al terzo piano del Barbieri (12 subacuti e 38 acuti), 15 agli infettivi, 16 in clinica pneumologica, 5 nella semintensiva della pneumologia, 6 nella prima rianimazione.
Il Barbieri ha già aumentato la sua capienza di dieci posti letto qualche giorno fa, ora - a fronte di soli quattro letti rimasti liberi - si organizza l'apertura al secondo piano di una seconda tranche di altri 20 posti letto. In vista dell'onda d'urto che investirà, come ultimo anello, la rianimazione, la direzione ospedaliera sta valutando di reperire ulteriori letti di terapia intensiva in altri reparti del Maggiore.
Immutati, spiegano sia Meschi che Sandra Rossi, dirigente della prima rianimazione, gli effetti e i sintomi della malattia: polmoniti interstiziali gravi, ipossia, fame d'aria. Due anni di lotta al Covid hanno consolidato i protocolli terapeutici: «Si cerca di indirizzare precocemente i malati verso cure personalizzate, in stretta collaborazione con pneumologi ed interventistici e in stretto rapporto con la rianimazione e la semintensiva, reparti verso i quali i malati gravi vengono indirizzati e dai quali poi tornano per continuare la degenza al Barbieri» dice Meschi.
«I nostri ricoverati hanno un'età media di 55 anni, ma abbiamo anche un quarantenne, sono prevalentemente maschi e in sovrappeso, e quasi esclusivamente non vaccinati» aggiunge Rossi.
Oltre all'appello a vaccinarsi, i due medici invitano ancora una volta alla prudenza: mascherine anche all'esterno se ci sono assembramenti, cautela nelle visite fra parenti, «esercitare il buon senso anche se vaccinati, in una fase nella quale il virus circola moltissimo», conclude Meschi.
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