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Bar e ristoranti, il pass all'aperto non convince

Bar e ristoranti, il pass all'aperto non convince

04 Gennaio 2022, 03:01

Dal 10 gennaio, il Super Green pass diventerà necessario anche per mangiare e bere nei tavolini esterni di bar e ristoranti. E anche se la misura nasce per contrastare l’emergenza sanitaria e contenere le nuove varianti, la maggior parte di chi lavora nei locali la definisce una zavorra. «Per noi è sicuramente una complicazione, perché il nostro è un bar di passaggio e per fare i controlli a tutti i clienti magari ne perdiamo alcuni – spiega Giorgio Cavalieri, dipendente del Caffé Tubino di via Mazzini -. Siamo qui a fare i baristi, non i poliziotti».

Giovanna Cerillo, cameriera del Gran Caffé Cavour, controlla a ogni cliente il documento, ma ritiene che la stretta possa determinare un ulteriore rallentamento del lavoro: «Non lo percepiamo come un modo migliore per contenere l’emergenza, perché non è detto che anche con il Super Green pass un cliente non possa essere positivo». «La situazione sta diventando invivibile e così non lavoreremo più», dichiara Sonia Di Martino, de Le Malve.

«Controllare tutti, soprattutto all’aperto, diventerà impossibile: come ci si ricorda di aver verificato il documento a tutti gli avventori?» si chiede Gianni Sforza, che lavora nello stesso locale.

Al momento, non tutti gli esercizi del centro eseguono controlli così rigorosi: c’è chi verifica all’ingresso, ma accade che in alcuni bar, per esempio, nessuno chieda la «super» certificazione al bancone (già obbligatoria).

Per Emilio Ferrari, del ristorante Al Corsaro di via Cavour, «il Super Green pass crea problemi a livello logistico»: «Si lavora sempre nell’incertezza e siccome Omicron è molto contagiosa il Super Green pass non mi fa sentire più sicuro, mentre ritengo più utile l’uso della mascherina. In ogni modo, se c’è una regola la rispetto». «Controllare anche chi si accomoda fuori fa perdere più tempo, però io che lavoro con il pubblico sono anche più tranquillo all’idea di avere a che fare con persone vaccinate», dichiara Hakim Tciam, che lavora da Panino d’artista, in via Farini.

«E' molto complicato effettuare tutte queste verifiche ma capiamo benissimo sia necessario», aggiunge Massimo Capi, dipendente del Tribunalino.

«Le variazioni sul tema che ci sono quotidianamente non aiutano a capire – dichiara, sorridendo, Daniele Avanzi del Caracol, finito in ospedale con il Covid nel marzo del 2020 -. So che perderò qualche cliente, ma se serve per farci arrivare in fondo all’emergenza e calmierare la diffusione la giudico come una scelta positiva».

Giovanna Pavesi

© Riproduzione riservata

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