LUTTO
Un imprenditore che ha saputo innovare la propria azienda mantenendo però salde le radici con la tradizione di eccellenza agroalimentare del nostro territorio. In sintesi, potrebbe essere riassunto così l'operato di Gilberto Greci, scomparso ieri a 90 anni dopo un breve ricovero all'ospedale Maggiore.
Gilberto Greci è stato fra i più importanti rappresentanti di quella classe imprenditoriale che nel secondo dopoguerra è riuscita a creare ricchezza e sviluppo a Parma e nel suo territorio grazie alla capacità di sapere interpretare quelli che erano i cambiamenti in corso nella società. Le radici sono quella di una famiglia che già nei primi anni del Novecento aveva avviato un'attività di trasformazione del pomodoro nella zona di Gaione. Nell'immediato dopoguerra, poi, il padre Giuseppe aveva iniziato a produrre concentrato di pomodoro in una fabbrica a Ravadese. Nell'attività era stato poi ben presto affiancato dai figli Gilberto e Giorgio. Ed è proprio quest'ultimo a ricordare il momento in cui si decise di cambiare la tipologia produttiva: «Nel 1966 capimmo che la concorrenza di altri paesi sul prezzo del concentrato di pomodoro non era più sostenibile. E così prima iniziammo a produrre la polpa di pomodoro e in seguito la passata, che poi veniva acquistata dalla Parmalat».
Nel 1973, poi, arriva quella che si rivelerà l'intuizione vincente. «Abbiamo pensato di concentrarci su prodotti destinati alla ristorazione di alta qualità basati sulle ricette e i prodotti della nostra tradizione - spiega Giorgio -. E da subito abbiamo avuto un riscontro positivo. La prima linea contava su sei prodotti che sono man mano cresciuti nel tempo. Gilberto si occupava della parte commerciale e delle pubbliche relazioni mentre io lavoravo sulla parte finanziaria e sull'organizzazione tecnica dell'azienda. In pochi anni la crescita fu notevole, con l'export destinato a molti paesi europei e in seguito l'apertura di un altro stabilimento, ancora oggi attivo, a Malaga, in Spagna, per i prodotti a base di pesce». La Greci alimentari cresce negli anni e arriva a occupare fino a 200 dipendenti e viene guidata dalla famiglia fino a una decina di anni fa quando viene ceduta. «E - prosegue Giorgio - mio fratello era soddisfatto perché il nostro marchio è rimasto e soprattutto i nostri dipendenti hanno continuato a lavorare nello stabilimento di Ravadese».
Giorgio Greci ricorda che «con Gilberto siamo sempre stati in grande armonia. Siamo cresciuti insieme nelle estati con i parenti nella casa di campagna a San Ruffino e poi abbiamo sempre lavorato assieme in azienda. Eravamo in un certo senso complementari, ma sempre uniti nel prendere le decisioni importanti. E siamo stati fratelli sempre molto vicini l'uno all'altro per tutta la vita». Una peculiarità di Gilberto Greci era quella che, nonostante le responsabilità della guida dell'azienda, non aveva mai rinunciato a dire l'ultima parola sui nuovi prodotti. «Andava spesso in fabbrica e aveva sempre consigli e osservazioni da fare grazie al fatto che aveva la capacità particolare di cogliere i gusti».
La capacità di saper unire tradizione e innovazione era contenuta in alcune delle ricette dei prodotti della Greci: «Alcuni di questi, fra cui ad esempio la trippa alla parmigiana, sono nati partendo dalle ricette di famiglia di nostra madre Anita, ovviamente adeguate alle necessità della produzione industriale. E hanno incontrato tutte un grande favore».
Gilberto Greci era dotato di una profonda fede cristiana che lo aveva portato a impegnarsi con aiuti e sostegni nel settore della solidarietà e del sociale. Ma ha anche affiancato all'attività di imprenditore un intenso impegno in numerosi incarichi pubblici e associativi. Il più importante e prestigioso è stata la presidenza dell'Unione parmense degli industriali, associazione che ha guidato per 6 anni, dal 1994 al 2000, durante i quali ha fatto crescere e riorganizzato la struttura interna. Dal 1951 al 1956, nel periodo in cui si era laureato in Giurisprudenza dopo la maturità al liceo Romagnosi, è stato presidente della Federazione universitaria cattolica di Parma. Dal '65 al '70 è stato membro della Giunta provinciale amministrativa di Parma (sezione tributi locali). Dal 1970 al 1974 è stato nel Cda della Stazione sperimentale per l'industria delle conserve alimentari. Dal 1975 al 1985, per due volte, nel Cda della Segea, all'epoca società editrice della Gazzetta di Parma. Dal 1977 al 1986 è stato presidente della Banca Emiliana e dal 1982 al 1987 della Barfem. In seguito, dal 1994 al 1999 è stato consigliere della Banca del Monte di Parma e dal 1996 al 1998 presidente dell'Istituto nazionale per le conserve alimentari. Inoltre dal 1969 al 1981 e nel 1992/93 è stato capogruppo del settore conserve vegetali dell'Upi. Infine, dal 2003 al 2011 è stato presidente di Fondazione Banca Monte portando a termine in quel periodo la cessione di Banca Monte a Intesa Sanpaolo. Lascia la moglie Giovanna e i figli Cecilia, Francesca e Giuseppe, oltre a 7 nipoti e 3 pronipoti. I funerali verranno celebrati martedì alle 11,15 nella chiesa del Sacro Cuore di piazzale Volta, mentre il Rosario verrà recitato domani sera alle 19.
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