Università
Porta e sorriso sempre aperti al mondo, mente e cuore con una marcia in più. Alle 9,30 di venerdì Matteo Goldoni rispondeva con il volto sereno di sempre alle videochiamate dei colleghi, li salutava con il solito caloroso «a dopo», e un paio d'ore più tardi era accasciato in casa, privo di vita. La morte ha preso alle spalle il professore associato di Statistica medica al dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università di Parma, a soli 48 anni. «Un trauma terribile - commenta Massimo Corradi, ordinario di Medicina del lavoro, suo collega e amico da 22 anni, dopo essere entrato con lui nel mondo accademico come borsista -. Matteo non beveva, non fumava, non aveva evidenti problemi di salute. Non si può credere che se ne sia andato così».
Profondo il cordoglio in Università. «Il professor Goldoni si è sempre distinto per le sue capacità e le sue competenze scientifiche. Sapeva coniugare il rigore metodologico alla capacità di mettersi in relazione, con grande spirito di servizio, con le colleghe, i colleghi, le studentesse e gli studenti - dichiara il rettore Paolo Andrei -. Grandissimo l'apporto da lui fornito al Presidio della qualità di Ateneo. Era sempre disponibile all’ascolto e alla soluzione dei problemi derivanti da questa importante funzione. Grande lavoratore, ha sempre anteposto le esigenze della comunità accademica di cui ha fatto orgogliosamente parte all'interesse personale, instaurando con tutti rapporti di collaborazione fondati su rispetto reciproco e impegno».
«Caro Matteo - conclude Andrei - tutta l’Università ti è riconoscente per ciò che hai saputo insegnarci e si stringe nel dolore alla tua famiglia». Goldoni lascia la moglie Marcella e i figlioletti Gabriele e Federico, i genitori Luciana e Alfonso, la sorella Sara e il fratello Davide. Modenese, da una vita il docente faceva il pendolare: a Parma si era laureato in Fisica nel 1998 (con 110 e lode), per poi continuare qui il cammino accademico. «La sua morte, così repentina e inaspettata, ha creato un grande vuoto difficile da colmare - sottolinea Ovidio Bussolati, direttore del Dipartimento di Medicina e chirurgia -. Matteo ha svolto la sua carriera nell’area medica. Si è occupato di metodiche non invasive applicate alla pneumologia e alla medicina occupazionale, biostatistica, modelli matematici per lo studio della valutazione del rischio e delle interazioni fra sostanze tossiche in vitro e tossicologia dei metalli. Promotore di iniziative di didattica sperimentale ha svolto, sino al giorno della sua morte, un’intensa attività, ben oltre i doveri istituzionali, nei corsi di laurea in Medicina e chirurgia, in Odontoiatria e delle Professioni sanitarie e, da ultimo, nel nascente corso di laurea in Medicine and Surgery a Piacenza. Grazie all'enorme competenza informatica e all'esperienza nelle tecniche didattiche innovative, è stato figura di riferimento nella sperimentazione e applicazione della didattica online che ha consentito di mantenere una piena attività anche nei lockdown totali. Il Dipartimento, i colleghi del personale docente e tecnico-amministrativo e gli studenti si stringono alla famiglia».
«Matteo incarnava alla perfezione il modello del docente universitario - aggiunge Corradi -: colui che mette la propria mente al servizio degli altri. Era innamorato della famiglia e del lavoro. Sono stato fortunato ad averlo per amico. Zero superbia, era sempre sé stesso con chiunque. Insegnando ai primi anni di corso, aveva aule con 200 studenti. E sempre seguiva ognuno. Così come con i colleghi: i suoi consigli da statistico erano fondamentali per migliorare la qualità di ricerche e pubblicazioni. La sua porta era sempre aperta a tutti». Ora, sarà lo specchio di una nuova solitudine.
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