Teatro Regio
La «questione» Teatro Regio continua a far discutere e a destare preoccupazione in città. Questa volta a intervenire sono i membri del Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio.
La discussione, che si è di recente accesa attorno al nostro Teatro, ci fa avvertire il dovere di intervenire, quali cittadini di Parma, chiamati all’impegno civico di far parte del Consiglio di Amministrazione del Teatro stesso, con l’intento di fornire qualche spunto di riflessione in merito alla situazione, a nostro avviso seria, che si è determinata.
Ci preme innanzitutto chiarire che la nostra veste di membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Regio di Parma non ci consente, per quanto attiene ai temi che sono oggi in pubblica discussione, concernenti il futuro del Teatro ed i rapporti con il Teatro Comunale di Bologna, di avere accesso ad informazioni privilegiate, diverse e più attendibili di quelle che hanno tutti i cittadini di Parma.
Noi quindi, del futuro del Teatro e dei rapporti con il Teatro di Bologna, sappiamo quel che sanno tutti; e le richieste che in tal merito abbiamo formulato, anche nel corso dell’ultima seduta consigliare, hanno ricevuto le stesse risposte che tutti hanno ricevuto, anche in altre sedi: il problema, si è detto, non esiste, né sul piano politico, né su quello della gestione delle attività del Teatro.
Ne deriva però una domanda: perché, se si discetta del nulla, sta accadendo quello che è sotto gli occhi di tutti? E perché, se si discetta del nulla, solo pochi giorni fa è stata scritta una pagina, non certo positiva per il Teatro, in occasione della presentazione della nuova edizione del Festival Verdi?
Una risposta, che ci sovviene, potrebbe essere questa: se una questione esiste, allora la città ha il diritto di conoscerla e di discuterne; se invece davvero esiste il nulla, allora vuol dire che questo nulla è stato comunicato in modo non adeguato. E questo appare a maggior ragione plausibile se si considera, come non si può non considerare, che le negazioni verbali sembrano incontrare una (almeno apparente) contraddizione in fatti e in comportamenti oggettivi, che alimentano comprensibili interrogativi (la programmazione dell’evento culturale di apertura del Festival, la programmazione degli eventi futuri, che parrebbe assicurare al Coro una presenza non certo di primo piano, la recente nomina del Maestro Abbado, ecc.).
E’, d’altra parte, notorio che la realtà, oggi più che mai, si risolve nella sua narrazione, la cui corretta articolazione è dunque uno dei primi doveri e delle prime responsabilità di chi gestisce il Teatro, il quale, essendo una primaria Istituzione della città, è chiamato ad essere attento alle istanze ed a rispondere alle critiche o alle richieste di spiegazioni in modo sempre appropriato, come invece non è stato da molti percepito in occasione della Presentazione del nuovo Festival Verdi.
Il Teatro appartiene alla città ed alla città deve rispondere, con rispetto.
Il chiodo, a cui appendere la riflessione, ci pare l’abbia ben messo l’assessore Guerra, nel suo intervento alla citata Presentazione, quando ha evocato, rivolgendosi specificamente alle istanze del Coro, ma facendo un’affermazione che ha un più ampio spettro, la preziosa attività dell’ascoltare, la quale include, nel proprio perimetro, anche l’attività del rispettare e l’attività del comprendere, posto che l’ascolto è un atto di rispetto e di attenzione per il proprio interlocutore ed è finalizzato a comprenderne le ragioni.
Se tale verbo fosse stato appropriatamente declinato, in primis dai vertici artistici del Teatro, la profonda frattura che si è generata molto probabilmente, a nostro avviso, non si sarebbe prodotta.
Non possiamo infatti pensare, se davvero non vi è nello sfondo un più ampio tema politico, che sia impossibile coniugare in modo corretto e non conflittuale la conservazione dei valori artistici e professionali che il Teatro ha prodotto nel corso degli anni, al proprio interno ed attorno a sé, e che rappresentano un patrimonio per la città (le maestranze ed il Coro su tutti) con la giusta tensione verso un costante miglioramento delle performance artistiche, che si attua anche tramite la collaborazione con altre qualificate istituzioni e che lo stesso Consiglio, nel corso dell’attuale “legislatura” consigliare, ha più volte sollecitato, ricevendo peraltro la fattiva attenzione della Direzione Generale. Se questa impossibilità, o anche solo difficoltà, si manifesta, come sta indubbiamente accadendo, vien lecito pensare che ciò avvenga perché si è generata un’embolia comunicativa e relazionale non trascurabile tra i vertici artistici del Teatro e una parte significativa di coloro che il Teatro stesso fanno vivere, con il loro lavoro, ma anche soltanto con il contributo della loro passione.
Si è venuta delineando quindi una situazione di non sottovalutabile criticità, che rischia di indebolire il nostro Teatro, e che sollecita una giusta analisi e un adeguato intervento, anche da parte del Consiglio di Amministrazione, volto a favorire un’auspicabile ricomposizione.
Per quanto ci concerne, assicuriamo il nostro massimo e sincero impegno, sino alla scadenza del nostro mandato, perché l’interesse del nostro Teatro sia perseguito.
Ilaria Dallatana
Vittorio Gallese
Antonio Giovati
Alberto Nodolini
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