TENTATA VIOLENZA SESSUALE
La serata estiva. L'atmosfera rilassata. E la compagnia. Sorride, Anna (la chiameremo così), nelle foto che la ritraggono nel giardino di casa di un amico che conosceva da tempo. Volti spensierati le stanno accanto. E poi non è sola: c'è anche il suo compagno quell'11 luglio 2020. Ma poco dopo il cambio di scena è repentino: Anna porta qualche piatto in cucina e si ritrova addosso le mani di quell'amico, che improvvisamente le fa paura. E poi ci riprova, quando Anna va in bagno. Una tentata violenza sessuale, secondo il gup, che ha riqualificato il reato, rispetto all'accusa di violenza «consumata», e l'ha ritenuto di minore gravità, condannando comunque il 43enne, parmigiano, a 1 anno e 10 mesi. La scelta del rito abbreviato ha fatto scattare lo sconto di un terzo della pena. Che è stata sospesa, così come il giudice ha previsto la non menzione della condanna nel casellario giudiziario. Disposto anche un risarcimento di 4.500 euro per la donna, che si era costituita parte civile.
Anna non aveva raccontato nulla al compagno nei primi tempi. Quella sera, a fine cena, aveva finto un po' di malessere per accelerare i saluti. Perché per due volte si era dovuta liberare da quell'amico: in cucina era stata sbattuta contro la porta, trattenuta per un polso, mentre lui le sussurrava “mi piaci, quando vuoi venire a fare l'idromassaggio, vieni da sola, così parliamo un po'». Ma poi aveva posato le sue mani nelle parti intime.
L'aveva supplicato di smettere, ed era riuscita a scivolare via, raggiungendo gli altri a tavola. Ma a fine cena, quando era andata in bagno per lavarsi le mani, se l'era ritrovato davanti: aveva chiuso la porta a chiave, le aveva messo una mano attorno al collo per bloccarla e l'aveva baciata, dopo averle ancora sfiorato le parti intime.
«Ho buttato via un'amicizia con un gesto sbagliato», le aveva scritto in un messaggio nei giorni successivi. E lei poi gli ha chiesto soldi per mantenere il silenzio, ha sottolineato la difesa. Ma ciò non cancella la (tentata) violenza.
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