Intervista
Gli Inti-Illimani, storico nome della musica d’impegno sociale e civile, e Giulio Wilson, tra i migliori cantanti e autori italiani della recente generazione, insieme per la canzone «Vale la pena», scritta da Wilson per il suo ultimo album «Storie vere tra alberi e gatti» e per un tour celebrativo delle rispettive carriere che partirà dal Teatro Nuovo di Salsomaggiore domenica alle 21.
La collaborazione è nata come spesso accade in modo del tutto spontaneo e naturale, come racconta Giulio Wilson: «Ho scritto questa canzone senza pensare a loro, ma poi mi sono reso conto che aveva una melodia latina e un linguaggio semplice ma allo stesso tempo profondo, quasi nerudiano. E pensando a Neruda mi sono poi venuti in mente gli Inti- Illimani, così ho mandato a loro una mail con la canzone allegata. Da lì è nata la voglia di fare qualcosa assieme».
Jorge Coulón, membro fondatore del gruppo cileno, conferma l’inaspettata vicinanza di visione: «Lui non ci conosceva e noi non conoscevamo lui, ma nel 2019 ci è arrivata questa canzone e ci ha fatto molta impressione anche per la situazione che stavamo ancora vivendo in Cile, una situazione di stanchezza, di una vita che ormai da più di 40 anni portavamo avanti con poche soddisfazioni di vivere, molti doveri e pochi diritti».
«Vale la pena» ha la capacità di unire le persone e dare una speranza e una diversa visione delle cose e ha costruito un ponte tra l’Italia e il Cile, superando ogni aspettativa dell’autore: «Si è sposata immediatamente con la loro sensibilità – prosegue Giulio Wilson – perché è un canto alla vita, un inno positivo. “Vale la pena” è stata accettata addirittura dai movimenti in Cile, la cantano i ragazzi a scuola e ha contribuito al cambio costituzionale che tanto volevano in Cile. Sapere che un testo così semplice abbia questa forza mi ha fatto tanto piacere». Da questa reciproca stima è nata l’idea del tour insieme, come dice Jorge Coulón: «Abbiamo subito pensato di fare un tour insieme, solo che poi è successo quello che è successo. Ora finalmente volevamo fare una tournée tranquilla musicale in Italia e invece siamo ancora schiavi delle circostanze. Però siamo qua e spero serva a qualcosa chiedersi e cercare di scoprire perché vale la pena di continuare». Una cosa per la quale vale sicuramente la pena è la musica, lo è per Giulio Wilson perché «Nella storia dell’uomo le canzoni hanno sempre avuto un peso non indifferente. “Imagine” non ha fatto finire le guerre, però ha fatto pensare tante persone, ha fatto prendere coscienza e contribuito a un certo tipo di pensiero. Lo stesso vale anche per gli Inti-Illimani con “El pueblo unido jamás será vencido”».
E lo è per Jorge Coulón: «La musica non è la soluzione, anzi spesso è la vittima, penso però che a livello spirituale e personale sia un balsamo e un aiuto. Per noi è anche una necessità perché siamo musicisti e viviamo di questo. Pensiamo che se si sentisse più musica, se ci fosse più poesia forse ci sarebbe meno ansia di potere». Si vorrebbe solo parlare di musica, ma è impossibile in questo periodo e parlando con chi ha vissuto dittatura, esilio e repressione sulla propria pelle per tanti anni: «Penso che tutti aspiriamo a vivere tranquilli la nostra esistenza, in un ciclo naturale nel quale muoiono i vecchi e nascono i bambini. Purtroppo la storia ci insegna che non è sempre così. Io non mi sarei mai aspettato di vivere ancora situazioni di ansia e di precarietà come quelle che abbiamo vissuto noi negli anni ‘70. Però sembra che anche la storia abbia i suoi periodi tra un conflitto e l’altro ogni volta più corti. Anche se a dire la verità i conflitti non sono mai finiti».
Pierangelo Pettenati
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