IL CASO MOLINARI
Era stato violento anche quattro mesi prima. Quattro mesi prima di trasformarsi in un assassino, anche se prosciolto perché totalmente incapace di intendere e volere. Sergio Molinari uccise a bastonate il vicino di casa Luigi Guareschi, 69 anni, il 29 giugno 2020 sul ponticello di Perini, nelle vicinanze di Bedonia, ma la sera del 18 febbraio sfondò la porta di casa di un amico di Casale Val Taro con una mazzetta da muratore da quattro chili. Accusato di danneggiamento aggravato, Molinari è stato assolto anche in questo caso per totale vizio di mente. Il giudice aveva infatti disposto una perizia psichiatrica che è arrivata alla medesima conclusione della consulenza tecnica, firmata da Roberto Ariatti, che la procura fece svolgere per l'omicidio di Guareschi.
Schizofrenia, oltre a un lieve deficit intellettivo: questa la condizione di Molinari che, secondo la psichiatra Matilde Forghieri, anche quel 18 febbraio era totalmente incapace. Data la sua pericolosità sociale, il giudice ha anche applicato la misura di sicurezza per almeno 2 anni in una Rems, dove fu già inserito pochi mesi dopo l'omicidio, per il quale la sentenza dello scorso maggio aveva già disposto una misura di sicurezza di almeno 5 anni.
Il 18 febbraio Molinari aveva tempestato di telefonate l'amico di Casale Val Taro: insisteva per vederlo. Ma l'altro gli aveva ripetuto che non aveva alcuna intenzione di incontrarlo. Anche nell'ultima chiamata, verso le 20, gli aveva ribadito che voleva starsene da solo e che, anche se fosse arrivato, non gli avrebbe aperto.
Parole che non erano servite a nulla, perché tre ore dopo Molinari, un passato segnato anche da alcuni anni in un ospedale psichiatrico giudiziario, si era presentato: gli aveva richiesto di entrare, e al suo no aveva cominciato a battere la mazzetta sulla porta fino a sfondarla. Poi era rimasto all'esterno cominciando a sbraitare. Non aveva rubato nulla in casa né aveva aggredito l'amico, ma, quando aveva sentito l'uomo chiamare i carabinieri e un conoscente, se ne era andato.
Era tornato a casa, a Iavole. E lì l'avevano poi trovato i carabinieri, ai quali aveva confessato subito tutto, consegnando anche la mazzetta. Dopo la querela dell'amico, era stato denunciato. Ma a giugno aveva massacrato Guareschi.
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