Vinitaly 2022
Verona - Tutto come sempre. O meglio, tutto come tre anni fa, quando le parole Covid e pandemia ancora non erano entrate nei nostri discorsi. Vabbè, ci sono le mascherine, ci sono i gel igienizzanti, ma ci siamo abituati. È quasi normale, istintivo. Ma è bello parlare con produttori, con ristoratori, con addetti ai lavori o colleghi. Vinitaly 2022 è iniziato ieri, in presenza. E, come sempre, Parma c'è. Ci sono le cantine nel padiglione 1, Emilia Romagna. C'è chi ha scelto un Vinitaly più affaristico, destinato ai buyers. E c'è un contorno di «parmigianità» caratterizzato dalla presenza dei consorzi alimentari, dal Parmigiano a quelli della Coppa di Parma e del salame di Felino. Ci sono eventi, ci sono chef, Parma Quality Restaurants e non ce ne voglia chi, inevitabilmente, abbiamo dimenticato. Ma il «core business» della fiera è il vino e così ecco un piccolo viaggio guidato nelle cantine parmigiane presenti a Vinitaly.
Monte delle Vigne
Parla l'ad di MdV Lorenzo
Numanti, nel front office della cantina, è pronto ad accogliere i buyers. «Una scelta che riguarda la politica futura di Monte delle Vigne: la nostra cantina sta cercando di conquistare i mercati internazionali e per questo ci dedichiamo esclusivamente ai buyer, su appuntamento». Presentando la novità del bio: «Una scelta fortemente voluta dal nostro presidente Paolo Pizzarotti. Vogliamo ridurre l'impatto sia sulla pianta, sulla vigna che sul terreno ma anche per dare longevità ai vini. Una scelta difficile viste le condizioni climatiche, il tempo si è tropicalizzato. Una scelta coraggiosa ma apprezzata dal mercato».
Azienda Palazzo
Maurizio Dodi è uomo esperto, sorride per questo ritorno a Verona. «Siamo qui a rappresentare i prodotti di eccellenza del nostro territorio. E fa da traino anche ai nostri vini. Per l'azienda Palazzo la scelta è sulla qualità: «Sì, facendo attenzione alla salubrità del nostro territorio. Stiamo diventando bio pensando che un vigneto debba diventare un territorio sano, dove assaggiare i nostri vini ma anche dove fare una passeggiata eo degustare i nostri prodotti».
Cà Nova
Tommaso Moroni Zucchi è forse uno dei più giovani titolari di cantina e espositori a Vinitaly. E il suo entusiasmo è contagioso. «Per noi è un debutto vero e proprio, vista che da quando è stata fondata la nostra cantina, nell'82, è la prima volta che siamo qui. Ci piace rappresentare un territorio che sta credendo molto nel suo vino. Pensiamo a un futuro serio e duraturo, investendo sulla qualità e sulla diversità e rispetto del territorio».
Azienda Lamoretti
Dal più giovane ad uno dei più esperti, ma la passione e l'entusiasmo sono gli stessi. Giovanni Lamoretti parla volentieri del suo vino e del suo lavoro. «Il vino è convivialità e se non si riesce a vivere con gli appassionati è un po' limitante. E quest'anno ho più voglia delle altre edizioni, c'è voglia di ripartire. E il tema di fondo è il legame con il territorio. La sostenibilità: dal 2019 abbiamo aderito al progetto di qualità sostenibile. E insieme di portare nelle bottiglie la piacevolezze. Malvasie che sappiano di malvasia, Sauvignon di sauvignon e così via. Dobbiamo proteggere il nostro territorio».
Oinoe
Alex e Azzurra Cerioli, con Andrea Ferrari, mostrano orgogliosi le loro Malvasie. «Abbiamo tante novità, tanta evoluzione con importanti investimenti sui vini del territorio. Presentiamo tre Malvasie, la nostra Rea, una Bio ed una prodotta completamente in anfora. Abbiamo voluto introdurre questo modo completamente naturale di lavorare la Malvasia. Lasciata da sola in anfora per sei mesi».
Sandro Piovani
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