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Il rapporto

Baby gang, il fenomeno è in aumento anche a Parma: Ecco come e dove si muovono

Baby gang in aumento anche a Parma

12 Ottobre 2022, 03:01

Baby gang, anche a Parma il fenomeno è in aumento. Si muovono in gruppi che non raggiungono i dieci componenti, per lo più sono maschi e la loro età oscilla tra i quindici e i diciassette anni. È l'«identikit» delle gang che emerge, assieme a tanti altri spunti di riflessione, dal rapporto «Le gang giovanili in Italia», realizzato da Transcrime, il centro di ricerca interuniversitario della Cattolica del Sacro Cuore e degli Atenei di Bologna e Perugia che si occupa di criminalità transnazionale.

Il rapporto è stato realizzato in collaborazione con la Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell'Interno e dal dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia.

A due differenti questionari utilizzati per produrre il rapporto di Transcrime hanno risposto, da una parte i comandi provinciali dei carabinieri e le questure italiane e dall'altra gli Ussm, gli uffici di servizio sociale per i minorenni.

Leggendo il rapporto, che illustra come le gang siano presenti in tutto lo Stivale, seppur leggermente più «attive» nel Centro-Nord rispetto alle regioni meridionali, non possono non riaffiorare episodi recenti di cronaca parmigiana, anche se si monitorano i siti dei media della Penisola balza subito all'occhio che praticamente tutte le città vivono gli stessi problemi. Qui a Parma zone del centro come viale Mariotti, la Ghiaia e via Mazzini, ma anche dell'Oltretorrente come barriera Bixio, spesso sono state associate all'emergenza baby gang. Un fenomeno, quello dei giovani violenti, che ha visto, però, anche in tutta la nostra provincia la risposta massiccia da parte delle istituzioni, come testimoniano nel tempo i controlli a tappeto, le denunce e gli arresti. La repressione, però, costituisce solo un «pezzo» della costruzione che ha come obiettivo la risoluzione del problema. Esiste, infatti, anche il dialogo con le famiglie e la presenza nel mondo della scuola. Un aspetto su cui le istituzioni, Prefettura in testa, puntano molto.

Ma dove vanno e cosa fanno queste bande giovanili? E, inoltre, quali sono le loro vittime preferite? Si ritrovano, come sa bene chi passa per il centro in certi giorni e orari, dal pomeriggio alla sera, preferibilmente nel week end e sono spesso protagonisti di comportamenti violenti, risse, bullismo, schiamazzi e vandalismi.

Accanto a questi c'è, però, da registrare anche il «salto di qualità» di alcuni gruppi, che si potrebbero definire più organizzati, responsabili di spaccio, furti e rapine. Ai danni di coetanei.

Una situazione che ha destato allarme anche a Parma come ha testimoniato un gruppo di mamme di varie zone della provincia che lo scorso inverno hanno raccontato alla Gazzetta come proteggono i propri figli, che frequentano tutti le superiori in città. Oltre ai gruppi su WhatsApp e altri accorgimenti, hanno, infatti, stilato una sorta di «vademecum» per i figli su come comportarsi quando sono in giro o alla fermata degli autobus dopo la scuola, uno dei momenti più a rischio. E alcune si sono, in un certo senso, anche improvvisate detective.

Dai dati, che riguardano la presenza delle gang giovanili nel periodo tra il 2019 e il 2021 ma anche le variazioni di presenze sul territorio negli ultimi cinque anni, lo spaccato che emerge nella nostra provincia nell'ultimo quinquennio è preoccupante dal momento che si registra un aumento. Ma l'allarme risuona anche nelle vicine Reggio Emilia e Modena in cui, al pari solo di una realtà metropolitana come Milano e di Sassari, esistono gang giovanili, i cui componenti sono per lo più di origine straniera di prima o seconda generazione, che si ispirano a organizzazioni criminali estere.

Parla il prefetto

«Dopo il periodo del Covid, abbiamo registrato una sorta di risveglio di certi comportamenti giovanili, alcuni sfociati anche in aggressioni e rapine». Va subito al cuore del problema il prefetto di Parma Antonio Garufi. Il fenomeno delle gang giovanili non ha certo preso in contropiede le istituzioni. «Nell'inverno scorso - ricorda il prefetto - è stata messa in campo un'azione corale, assieme all'Amministrazione comunale, all'autorità giudiziaria minorile e alle forze dell'ordine che hanno svolto massicci controlli».

Fondamentale è, però, il lavoro che si fa nella scuole. «Bisogna partire dall'istruzione, dalla formazione e dall'educazione - ribadisce Garufi -. Questi fenomeni sociali si ripercuotono anche sulla sicurezza ma il problema non può essere derubricato solo prendendo in esame questo aspetto. Semmai ciò che avviene sul piano della sicurezza rappresenta una conseguenza».

Questi comportamenti «creano inquietudine e la gente ha ragione a provarla», ma vanno affrontati «a trecentosessanta gradi con misure sanzionatorie e di vigilanza mirate ma anche con attività d osservazione, monitoraggio e avvicinamento degli individui per capire gli stati di malessere che si annidano in fatti del genere. Il pubblico, però - conclude -, da solo non può fare tutto. Oltre alla scuola, servono anche realtà come le società sportive e l'associazionismo. Ma, soprattutto, c'è bisogno delle famiglie».

M.Cep.

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