BORGOTARO
Borgotaro Rimasta sottotraccia e nell’alveo del sentito dire (ma con i soliti social a far da grancassa), a Borgotaro è circolata una notizia che ha rischiato di innescare una polveriera, tanto che il sindaco Marco Moglia ha deciso di organizzare un incontro in Comune (si è tenuto giovedì) per chiarire la questione.
Ad allarmare i borgotaresi la possibilità che si possa prefigurare anche per il capoluogo l’insediamento di una struttura di recupero per ragazzi «difficili» come quella già presente a Bedonia (nell’ex Valsana, per intenderci, al centro peraltro di alcune problematiche verificatesi anche la scorsa estate quando alcuni ospiti, tutti minorenni, si sono allontanati dalla struttura eludendo la sorveglianza e finendo al centro di un fatto di cronaca).
L’immobile in questione sarebbe in stretta prossimità del plesso delle scuole elementari nel centro del paese. Chi tra i cittadini presenti ha preso la parola, ha sottolineato le temute criticità, tra cui quella della sorveglianza che spesso lascia a desiderare. Il sindaco ha subito fatto sapere che all’amministrazione non è pervenuta alcuna richiesta in tal senso e che la notizia che sta circolando è tutta ancora da verificare.
«Ho voluto chiarire la posizione del Comune, e soprattutto sottolineare che a oggi, in difetto di richieste da parte di alcuno, sono illazioni, sebbene persistenti. Va subito detto che ove si trattasse di una nuova struttura sanitaria, andrebbe richiesto il cambio di destinazione urbanistica per l’immobile in questione. Ipotesi che ritengo inopportuna e inadeguata in una zona densamente popolata e vicino a una scuola».
Va però detto che, qualora i diretti interessati facessero richiesta di una Casa comunità, l’amministrazione potrebbe essere bypassata ed è stata proprio questa ipotesi ad allarmare le famiglie. «Saremo quindi costretti ad accettare questa realtà e a subirla? Siamo molto preoccupati, anche perché scopriamo oggi che nei momenti di riposo con i ragazzi ci sarebbe un solo educatore», ha detto un genitore prendendo la parola. «Non ci possiamo sostituire a quello che prevede la norma e non è certo la comunità locale che può dire alle Commissioni competenti cosa si può fare – ha avvisato il sindaco -. Possiamo però trasferire a chi deve decidere una richiesta di rivisitazione delle norme, ma serve una chiara volontà politica e soprattutto servono i tempi di deliberazione. Possiamo però far sentire la nostra voce, facendo pervenire al Prefetto la nostra contrarietà. Intanto, i referenti della cooperativa così saprebbero che sul tavolo c’è il malcontento della comunità (in poche ore, infatti, più di 300 cittadini hanno sottoscritto un documento contrario all’insediamento, ndr), oltre che la posizione netta della maggioranza consiliare, che si è pubblicamente espressa in senso negativo».
Monica Rossi
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata