×
×
☰ MENU

Intervista

Ceresini: «Quando il rock si chiamava pop, l'avventura di cinque amici»

Ceresini: «Quando il rock si chiamava pop, l'avventura di cinque amici»

01 Dicembre 2022, 03:01

Prima di Spotify e dello streaming, prima dell’iPod, di Napster e dei file digitali, prima ancora del cd non solo la musica si ascoltava con quel grande disco nero in vinile (ora di culto, allora oggetto quotidiano) ma quello che oggi chiamiamo rock allora si chiamava pop.

E proprio «Quando il rock si chiamava pop. E i dischi si scambiavano per strada» (Ed. Arcana) è il titolo del libro uscito il 18 novembre e che sarà presentato domenica alle 11, al secondo piano della Feltrinelli di via Farini; saranno presenti gli autori, cinque e tutti parmigiani: Franco G. Bolsi, Roberto Sirocchi, El Grifo, Alberto Maria Sirocchi e Roberto Ceresini.

Cinque amici uniti cinquant’anni fa 50 anni dalla passione per la musica, che hanno condiviso ascolti, serate e concerti. Dopo aver passato tanto tempo a parlare, nel 2020 hanno aperto un blog, ora diventato un libro che raccoglie gli articoli pubblicati sul web. Un piccolo sogno che si realizza e, per Roberto Ceresini anche un cerchio che si chiude: dopo aver diretto quella libreria per tanti anni, dopo aver organizzato migliaia di presentazioni e invitato centinaia di autori ora si trova dall’altra parte del tavolo dei relatori. Una sorpresa, più che obiettivo raggiunto: «Non ci pensavo assolutamente. Se 50 anni fa mi avessero detto che avremmo fatto un libro e che sarebbe stato presentato in una libreria che da me diretta, avrei detto che la fantascienza esiste. E invece è la realtà. Ma sono contento perché il libro è soprattutto la celebrazione della nostra amicizia che dura da tanti anni».

Com’è nata l’idea?

«È nata quando abbiamo voluto vedere se dopo aver tanto parlato di musica e aver visto quasi tutti i concerti che volevamo vedere, saremmo anche stati capaci di trasmettere qualcosa di quello che abbiamo visto e sentito insieme. Ma anche per vedere se siamo capaci di scrivere, se troviamo una risposta alle nostre osserva zioni, critiche e discussioni. O forse perché ormai abbiamo quasi tutti 70 anni e volevamo fermare il tempo a quel tempo...».

E quindi vi si potrebbe accusare di ascoltare solo musica “vecchia” e fatta da “vecchi”?

«In parte potrebbe essere vero, siamo focalizzati sugli anni ‘70, ma abbiamo ascoltato anche altro. Io, e non solo io, negli anni ho continuato a suggerire di ascoltare gruppi o cantanti nuovi, di tenersi aggiornati perché sono sempre usciti lavori e artisti interessanti».

Con quale spirito affrontate gli articoli che scrivete?

«Nessuno di noi è un giornalista o un critico musicale ma, leggendo i giornali o i libri a volte notiamo dei toni esagerati riferiti la musica. Noi abbiamo cercato di dare ai nostri articoli un senso più passionale che critico, però vedere il nostro libro pubblicato da una casa così famosa ci riempie di orgoglio».

Il titolo è azzeccato per questo libro, ma il sottotitolo incuriosisce; era davvero così?

«In effetti il sottotitolo è molto importante per noi. Ci scambiavamo davvero i dischi per strada. Primo perché eravamo molto giovani e non avevamo un posto dove andare, secondo questo scambio ci permetteva di ascoltare tanto senza doverlo comprare, perché non avevamo una lira in quel periodo e dovevamo registrare sulle famose cassette. Se non ci fossero state le cassette saremmo stati in grave difficoltà e non avremmo potuto avere quella visione generale sul mondo musicale che abbiamo avuto».

Quando è nato il vostro gruppo?

«Nel 1972, con il nostro primo concerto al Palasport di Reggio Emilia per vedere i Ten Years After e i Supertramp. Un inizio niente male...».

Cinquant'anni dopo, ecco questo esito corale, in cui ciascuno degli amici ha messo un po' di sé. Aggiunge Roberto Sirocchi: «Ho fatto le illustrazioni perché al contrario di me gli amici che hanno scritto il libro sono informatissimi sul rock. Così ho scelto i disegni e mi si è aperto un mondo colorato di immagini, tecniche grafiche, ricordi mediante i quali cercavo di raccontare le emozioni di quegli anni».

Gli interessi di Alberto Maria Sirocchi «spaziano dalla musica del medioevo alla musica elettroamplificata moderna. I miei articoli si riferiscono a tempi e concerti relativamente recenti, senza trattare gli inizi della mia passione che derivano da quel “Please, please me” dei Beatles del 1962, la prima svolta nella mia passione prima di Jimi Hendrix». El Grifo desidera «porre l’attenzione sul sottotitolo per risalire all’amicizia che ci ha portato a scriverlo. Ho sempre avuto interesse per tutta la musica e negli anni ‘70 ho avuto la fortuna di assistere ai concerti di numerosi gruppi, quasi sempre condiviso gli altri partecipanti al libro, e ho voluto ricordare qualcuno di questi concerti». E Franco Bolsi: «Penso di condividere con gli altri l’idea di fondo che attiene all’aspetto ludico. Scrivere di musica pop per me ha rappresentato la sintesi di una passione. Ho tentato di recensire alcuni testi cercando di coglierne il significato, spesso legato al periodo in cui sono stati scritti. Non so quale sia il risultato...». Lo scopriremo domenica.

Pierangelo Pettenati

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI