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Contagi in calo, ma la Cina fa paura

Contagi in calo, ma la Cina fa paura

04 Gennaio 2023, 10:28

Le feste natalizie per ora non hanno portato ad un aumento dei contagi Covid. I ricoverati positivi ieri al Maggiore erano 131 (molti ricoverati per motivi diversi dal coronavirus, ma scoperti positivi al momento dell'accettazione), una trentina in meno rispetto all'inizio di dicembre. Va meglio rispetto a luglio, e molto meglio rispetto a gennaio 2022.

Semmai è l'influenza stagionale ad aver dato lavoro a medici ed infermieri. «Al momento i tanti strumenti per la ventilazione non invasiva, acquistati nel picco del Covid, li stiamo usando per curare le polmoniti causate dall'Australiana» dice Tiziana Meschi, responsabile del padiglione Barbieri dell'ospedale Maggiore. «Quest'anno sarebbe stata opportuna una vaccinazione massiccia contro l'influenza. Il messaggio non è passato», aggiunge.

Anche Paolo Cozzolino, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl di Parma, si dice «parzialmente soddisfatto» della campagna antinfluenzale: «Per raggiungere il target regionale del 75% delle persone over 65, mancano ancora all’appello circa 19.000 cittadini di Parma e provincia».

I timori per il Covid quindi non arrivano dal fronte interno, ma - ancora una volta - dalla Cina, alle prese con un'ondata imponente di contagi. E il problema, fa notare Meschi, è la carenza di notizie da Pechino, che impedisce all'Occidente di avere un quadro chiaro delle varianti predominanti in gioco (BF.7? Gryphon?) e prendere le opportune contromisure: «Siamo come topolini ciechi», dice la responsabile del Covid hospital cittadino.

Ma nonostante il quadro internazionale in evoluzione, i medici e i responsabili della sanità pubblica restano fiduciosi. «Dai dati oggi disponibili, nei viaggiatori positivi provenienti dalla Cina non risultano isolate varianti differenti rispetto a quelle già note e presenti anche sul nostro territorio. Mi riferisco a Omicron B5 e sue sottovarianti e ricombinanti. L’allerta resta costante, al momento la situazione non desta particolari preoccupazioni», dice Cozzolino.

«Quelle che circolano in Cina sono comunque varianti Omicron, e chi ha fatto la quarta e, prossimamente, farà la quinta dose, è tutelato - gli fa eco Carlo Calzetti, specialista del reparto di Malattie infettive ed epatologia dell'ospedale Maggiore - Il vaccino, pur non impedendo il contagio, evita le evoluzioni negative della malattia. La situazione che si è creata in Cina è dovuta in parte alla riapertura improvvisa rispetto ad una rigida politica “zero Covid” non più economicamente e socialmente sostenibile, in parte da una copertura vaccinale bassa e poco efficace, eseguita senza i vaccini mRNA. In Italia c'è una profonda differenza di stato immunitario rispetto alla Cina, con situazioni, dal punto di vista clinico, decisamente meno drammatiche».

La conferma, che viene sia da Meschi che da Calzetti, è che sono quasi scomparse, nei ricoverati e in generale nei contagiati, anosmia ed ageusia (ossia la perdita rispettivamente di olfatto e gusto), mentre rimangono sintomi, spesso leggeri, legati a cefalea e infezioni alle alte vie respiratorie, con pochi quadri polmonari importanti.

Rimangono però, avverte Calzetti, situazioni complesse «in chi non si è vaccinato, o si è vaccinato in modo incompleto, così come nei fragili ed immunocompromessi». Per questo Cozzolino invita ad eseguire la quarta dose, almeno per le categorie per le quali è consigliata: «La vaccinazione è l'unico strumento di gestione di una pandemia, anche per la ripresa delle normali attività sociali e produttive». Meschi infine fa un appello a non trascurare la mascherina: «Sono favorevole alla proroga dell'obbligo nelle strutture sanitarie. Anzi, auspico che resti una buona pratica per sempre».

Monica Tiezzi

© Riproduzione riservata

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