Aiutato dagli altri passeggeri
La storia è finita bene, il piccolo ha incontrato persone gentili e nel giro di poco tempo ha riabbracciato la mamma. Ma quei minuti di solitudine, a cinque anni, su un bus diretto chissà dove senza un volto amico, devono essere apparsi tanto lunghi. E ora c'è solo da sperare che quel bambino dimentichi tutto al più presto.
Tutto è successo giovedì pomeriggio verso le 16, in via Emilia, alla fermata della linea 4 a due passi da via Newton dove ad aspettare il mezzo, tra gli altri, c'erano una mamma e il suo bimbo: e a quell'età scalpitare è normale. Così quando è arrivato il mezzo della Tep il piccolo è salto su al volo mentre la madre, chissà perché, ha tardato un attimo. Ma è bastato. Il mezzo è infatti ripartito, la donna ha provato a inseguirlo battendo sulla porta, ma senza attirare l'attenzione dell'autista, che si è immesso e ha continuato la corsa. Facile immaginare l'angoscia della donna. Ma il bimbo? Lui si è avvicinato all'autista e ha provato a raccontare quanto stava accadendo. Ma, ancora, l'autista ha tirato dritto. E il bimbo è rimasto impietrito. Non altrettanto gli altri passeggeri che hanno provato, a loro volta, a convincere l'autista a fermarsi, fino a quando una giovane donna, alla prima fermata, ha preso il piccolo per mano scendendo e rassicurandolo: «Ti accompagno dalla mamma».
Già, ma la madre, aveva nel frattempo tagliato di corsa per una laterale cercando di arrivare al capolinea. Ed è stato impossibile incontrarla mentre il piccolo è scoppiato a piangere. La passeggera, a quel punto, ha raggiunto il negozio dove lavora, all'altezza della Rocca di San Lazzaro, e insieme ai titolari ha provato a calmare il piccolo richiedendo intanto l'intervento delle forze dell'ordine. Il primo ad arrivare è stato un agente della polizia locale in servizio a due passi a cui si sono aggiunti altri agenti. La domanda, è stata la solita: «Come ti chiami?». «Dove abiti?». Ma la paura, si sa, taglia la voce e c'è voluto un po' per risalire ad un nome e un indirizzo e grazie all'anagrafe trovare i dati per arrivare alla madre. Che, nel frattempo, col cuore in gola, stava cercando il figlio per tutto il quartiere.
Alla fine, per fortuna, le lacrime c'erano ancora ma erano di gioia. E l'abbraccio tra i due è sembrato non finire più. Resta la perplessità per quell'autista forse un po' troppo distratto e assente, ma anche il plauso per chi si è prodigato per il bimbo. Di solito queste cose accadono nelle favole. A volte, per fortuna, anche nella realtà.
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