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Scomparso a 76 anni il noto «Bataj»

Antonio Bossi, postino per lavoro, cuoco per passione

Antonio Bossi, postino per lavoro, cuoco per passione

30 Gennaio 2023, 03:01

Per l’anagrafe era Antonio Bossi, per gli amici e per quella valanga di gente che lo conosceva, era «Bataj», uno dei tanti «stranòmm» parmigiani con i quali, una volta, venivano ribattezzate le persone. Un nome di battaglia di un uomo simpatico, solare, «s’cètt», un vero «pramzàn dal sas», in quanto abitò e lavorò per tantissimo tempo «de dla da l’acua».

Antonio è morto a 76 anni. Di antica e patriarcale famiglia di agricoltori di Fontevivo, con i dieci fratelli ed i genitori, si trasferì giovanissimo a Parma in piazzale Inzani. Iniziò a lavorare come garzone di un droghiere per poi esser assunto alle Poste dove svolse le mansioni di postino prima tra la «fumära ädla Bàsa» e, quindi, in via Langhirano abbracciando anche la zona di Alberi.

Comunque, Antonio, si sentiva un cuoco. Una passionaccia antica per la cucina ereditata dalla mamma, abilissima «rezdora» ed ottima cuoca, se non altro per aver messo a tavola, per anni, la numerosa famiglia.

Una passione per i tegami, quella di Antonio, acquisita come autodidatta con una marcata inclinazione, non solo alla creatività ma, soprattutto, al consolidamento ed alla rivalorizzazione della tradizione, specie per quanto concerneva i piatti parmigiani.

Gestì per anni, con le sorelle, il Circolo Inzani quando aveva la sede nell’ospedale Vecchio in strada D’Azeglio. Bossi non era solo il gestore del circolo, ma il punto di riferimento della cucina quando erano previsti pranzi o cene.

Era divenuto un personaggio molto noto nel mondo piccolo di strada D’Azeglio ed anche nel suo «ombelico», la mitica «Latteria 65», dietro il banco della quale c’erano due amabilissime persone, Carlo e Laura Mantovani che ricordano Antonio con particolare affetto.

Avendo trasmesso la passione per la cucina al figlio Stefano (chef attualmente a Ginevra), collaborò con lui nella «Cantina di Tom» in piazzale del Carbone ed al ristorante «Don Giovanni» di Corcagnano.

Fu merito della famiglia Bossi se le «tortellate» di San Giovanni iniziarono a svolgersi nei borghi del centro e dell’oltretorrente. Infatti, furono i primi ristoratori ad ottenere, unitamente alle «Malve», la chiusura del borgo allestendo un’indimenticabile «rozäda» nel cuore di Parma alla quale, negli anni successivi, ne seguirono tante altre.

Ultimamente frequentava il Circolo Minerva dove aveva tantissimi e affezionatissimi amici. Dal matrimonio con Laura, scomparsa 10 anni fa, ebbe due figli: Emanuela e Stefano, ai quali era legatissimo come pure adorava la nipotina Laura. Laura, come la moglie, alla quale Antonio volle tanto bene.

Lorenzo Sartorio

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