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Cinghiate e sberle alla figlia di 4 anni: condannato

Cinghiate e sberle alla figlia di 4 anni: condannato

21 Febbraio 2023, 03:01

Aveva solo 4 anni quando ha cominciato ad avere paura. Non temeva l'oscurità, Maria (la chiameremo così), ma il volto di papà che spesso si rabbuiava improvvisamente. Lo sentiva spesso alzare la voce con la mamma, ma quella volta l'aveva visto con una cintura in mano e subito dopo aveva sentito un dolore bruciante alle gambe. Un altro giorno, a distanza di qualche mese, uno schiaffo l'aveva fatta piangere. Due gli episodi agli atti del processo, tra il 2016 e il 2017, anche se il contesto può far pensare a un disagio ben più profondo: non maltrattamenti, quindi, che implicano una costante serie di violenze (da dimostrare), ma abuso dei mezzi di correzione. E' l'accusa che ieri è costata al padre - 32 anni, romeno - la condanna da parte del giudice Nicola Giusteschi Conti a 8 mesi, così come era stato richiesto dal pm Antonella Destefano.

Di quella cinghiata forse nessuno avrebbe mai saputo nulla: sarebbe rimasta nel grumo di dolore dei ricordi d'infanzia di Maria. Ma il 19 giugno 2017, quando la madre, dopo l'ennesima aggressione da parte del padre della piccola, aveva chiamato i carabinieri, il racconto aveva riannodato i fili tra passato e presente. I militari erano arrivati nel primo pomeriggio e avevano trovato una famiglia paralizzata dalla paura: la madre, un'altra figlia 16enne, che la donna aveva avuto da un precedente matrimonio, e Maria. Lui, nel frattempo, si era dileguato. E la mamma aveva cominciato il suo sfogo esasperato: «Mi ha messo le mani al collo ieri sera e stamattina, ma ha dato anche degli schiaffi a Maria».

Era partita dalle ultime ore di quel suo inferno privato per portare alla luce anche ciò che aveva nascosto troppo a lungo dentro di sé. Anche quel giorno lui aveva trovato un pretesto qualunque per litigare, poi aveva lanciato e frantumato alcuni oggetti di casa prima di scagliarsi contro di lei. Lo stesso squallido copione di tante altre volte, secondo la donna. Già in passato aveva presentato denuncia contro il compagno, eppure aveva continuato a stare al suo fianco.

Quattordici anni in più di lui e ancora non così forte per poter recidere quel legame. Ma quella volta, davanti al medico del Pronto soccorso, era riuscita a parlare anche di Maria. Dei toni aggressivi con cui il compagno spesso si rivolgeva alla bambina e di quella cinghiata alle gambe data qualche mese prima, ma che lei non aveva mai denunciato.

Ciò che aveva notato il medico, però, erano alcuni segni sul volto di Maria: contusioni dovuti agli schiaffi di quel giorno, come aveva ricostruito la madre. Tre giorni di prognosi per quei ceffoni. La sferzata alle gambe dei mesi precedenti aveva forse lasciato segni ancora più evidenti. Cancellati dal tempo. Eppure rimasti in un angolo della memoria di Maria. Che è ancora una bambina, ma si è sentita in pericolo dentro casa.

Georgia Azzali

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