Volontariato
Ogni mattina una schiera di volontari e volontarie si alza e sa che dovrà correre.
Ma stavolta la storia quotidiana parla sempre di lieto fine su entrambi i fronti: nessuna preda e nessun predatore, solo aiutanti e aiutati. E allora, eccola, una qualunque giornata di «invecchiamento attivo» con tesserino e pettorina targate Auser. Dal 1991 l'associazione promuove il protagonismo sociale di chi ha raggiunto l'età della pensione e può avere ancora molto da dare: alla comunità e di riflesso a se stesso.
E' cosa che dopo la pandemia di chi (semplificando ma nemmeno troppo) «se muoiono solo gli anziani, allora perché preoccuparsi», è bene tenere a mente.
La giornata, dicevamo. Che inizia molto presto per i nonni-vigile e si chiude anche oltre l'ora di cena se ci sono necessità particolari o se è una delle volte in cui funziona «Stasera esco», il servizio di il trasporto delle persone con disabilità nei luoghi in cui desiderano trascorrere la serata. In mezzo, un'innumerevole quantità di servizi che abbiamo toccato con mano grazie a una guida «onniscente»: il presidente Paolo Bertoletti, a cui è toccato l'onore di ricevere -massimo rappresentante di Auser - la Medaglia d'oro dell'ultimo Premio Sant'Ilario.
La prima tappa è in via Cuneo, dove gli opposti accessi all'istituto comprensivo Toscanini sono presidiati dalle palette dei nonni-vigile («No, nonne per ora non se ne sono fatte avanti, però chissà...»), i più mattinieri per esigenza scolastica. Sono lì pioggia, neve, sole, con un impegno che porta a ricoprire i due o tre turni del viavai di alunni e alunne. C'è chi è più timido, chi più severo con le intemperanze degli adulti parcheggianti, chi conosce tutti i nomi di bambini e bambine: 38 versioni di nonno, quelle su cui si è potuto contare nel 2022 davanti a molte scuole.
Tappa numero 2: il parcheggio pubblico di via Volturno, da cui si accede facilmente all'ospedale e dove il servizio Auser - casetta di legno alla fine della discesa - è ripartito a metà gennaio dopo lo stop causa Covid. «Il giorno in cui abbiamo riaperto la porta abbiamo fatto un balzo indietro al marzo 2020». La voce del presidente tradisce emozione quando parla del calendario che si era fermato, dei fogli coi turni finiti in nulla per il lockdown. Il punto informazioni del parcheggio fa il paio con quelli che già operavano all'interno del Maggiore: là esperti di corridoi e reparti, qui di accessi esterni e di numeri che possono tornare utili, come recita il foglio appeso alla parete. Il Cup, il radio-taxi, l'elettrauto, pure. E poi c'è il presidio, l'essere vigili in caso di bisogno («Qualche giorno fa una ragazza si è sentita male: l'abbiamo soccorsa in attesa dell'ambulanza») e provare anche a scoraggiare il «racket» della sosta. Se qualcuno ne è intimorito, capita anche che a metà mattina le macchine siano già spavalde sui marciapiedi. «Io a quelli che si fanno mal consigliare da quei ragazzi provo a dirlo, che rischiano una multa da 60 euro. Difficille, però, che mi diano retta», racconta Gino Fietta, pettorina arancione da 6 anni, alla testa di un terzetto casualmente internazionale. Andrii Plekhanov ha lasciato 10 mesi fa l'Ucraina del conflitto insieme alla moglie, ai tre figli e alla figlia di amici, e è arrivato in servizio grazie alla collaborazione con Ciac onlus. E' qui invece da 32 anni Mohammed Hassane, originario del Marocco: «Quando sono andato in pensione ho pensato che invece di stare a casa era meglio fare qualcosa di utile».
Nel frattempo, nel cuore operativo di via Testi - tappa numero 3 - difficile mollare i telefoni. Alle scrivanie ci sono i coordinatori o i «vice» di ogni servizio specifico: c'è da organizzare i turni, trovare soluzione alle assenze - capita, ovviamente - per malattia, e pure alle emergenze. O anche fornirli, i numeri di telefono: quelli delle persone che si rivolgono al «Filo d'argento» per avere qualcuno con cui scambiare una parola.
Quattro le persone assunte a tempo pieno che affiancano i 1302 volontari e volontarie «on the road»: perché c'è un mare di burocrazia, a partire dalla documentazione necessaria per i piccoli rimborsi, che rischia di affogare un'operatività che è essenziale. In via Testi c'è anche l'Armadio dei Libri, unico «trasportatore» il presidente, che in collaborazione con Liberamente e Famiglia Più permette di rifornire di materiale didattico le famiglie in difficoltà segnalate dalle scuole.
«Andate in fondo al viale, girate a sinistra e troverete la Pinacoteca Stuard», dà indicazioni a due turiste Maria Pagliari, una delle presenze preziose in musei e mostre della città. Questa volta le è toccato uno dei suoi luoghi preferiti, la continua meraviglia della Camera di san Paolo, tappa numero quattro. «Ho iniziato tre anni prima del Covid e poi ho atteso un altro anno per fare la nonna. Ma questo impegno mi è mancato moltissimo: l'avevo scelto perché dopo 40 anni in corsia da infermiera, avevo voglia di immergermi nella cultura. E stando qui sono la prima a informarmi e a imparare, per poi poter restituire: chi visita chiede spesso i particolari, e è bello essere preparate».
Nel frattempo da un quartiere all'altro la nostra macchina ha già incrociato alcune volte la scritta Auser su auto e pulmini. Sono tantissimi i trasporti di ogni giorno. Solo Giuseppe Grassi ne ha in agenda sette tra le 7.45 e le 17: verso visite e cure mediche, ma anche per portare giovani con disabilità nelle cooperative della città o accompagnare a far la spesa. Come racconta nella pagina a fianco, il numero delle solitudini non è immaginabile finché non lo si conta da vicino. «A volte - dice - conservano il numero e ci chiamano anche a casa: hanno bisogno di sentire una voce». E nessuno si tira indietro. Nemmeno quando i viaggi implicano decine di chilometri e attese di parecchie ore prima del ritorno. Perché anche quel tempo lento - lo sanno bene - è soprattutto gentile con la vita. Di aiutanti e aiutati.
Chiara Cacciani
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