MOLESTIE
Bellissima casa. E con angeli custodi che avrebbero avuto a disposizione pistole e perfino mitra. Pochi chilometri fuori Parma, ben inteso, non in qualche landa rischiosissima. Lui, facoltoso imprenditore, viveva con tre guardie del corpo in casa, oltre che con la compagna. Uomini assunti per «proteggersi» dalle richieste (e recriminazioni) dell'ex moglie e della figlia, così almeno aveva dichiarato. Ma quei body guard li avrebbe poi anche utilizzati per tenere a bada la compagna, una volta diventata anche lei ex. Finito l'amore, infatti, la donna - 46enne, residente in provincia - avrebbe continuato ad assillarlo, tanto da finire sotto processo per stalking. E per un anno e mezzo ha dovuto anche fare i conti con il divieto di avvicinamento all'uomo e alla vecchia casa di famiglia. Ieri, però, il giudice Alessandro Conti ha derubricato il reato in molestia, condannando la donna a 3 mesi d'arresto. La pena è stata sospesa. Il pm Laila Papotti, ritenendo invece fondata l'accusa di stalking e pur chiedendo il riconoscimento le attenuanti generiche, aveva chiesto 1 anno e 6 mesi di pena.
Un rapporto durato dodici anni, ma che poi si era spezzato, forse anche a causa di uno di quegli angeli custodi. E poco dopo sarebbero cominciate le richieste di denaro da parte dell'ex compagna: soldi che inizialmente lui le avrebbe fatto avere. «E i bonifici ci sono: 50mila euro, 9mila, 10mila», annota il pm durante la discussione.
Ma quando nella vita di lui era comparsa la donna che poi sposerà, l'atteggiamento dell'ex compagna si sarebbe fatto ancora più assillante: messaggi e telefonate infarciti di insulti, anche nei confronti della nuova donna. E parole inequivocabili riferite alle guardie del corpo: «Mi ha rovinato la vita, bastardo».
Sempre presenti quei body guard. Anche nel dicembre del 2018 quando lei, che ancora aveva le chiavi, si era intrufolata nella casa dell'ex e poi si era messa a tirare calci e pugni alla porta della stanza in cui si era rifugiata la nuova compagna dell'imprenditore. Ed era stata proprio una delle guardie del corpo ad intervenire: «Presa come un sacco di patate e portata fuori», aveva riferito la moglie dell'uomo rievocando la scena. In un'altra occasione, era bastato che la 46enne incrociasse in un supermercato la moglie, con al fianco sua madre e la suocera, perché uno dei body guard «portasse in salvo» le tre donne caricandole in auto.
Due volte, inoltre, la donna si era attaccata al citofono di casa dell'ex compagno. E nel secondo caso, dopo essere risalita in macchina, aveva centrato il cancello dell'abitazione. «Ero agitata e per sbaglio avevo inserito la retromarcia», si era poi giustificata. «Al di là della vicenda del supermercato, dove non è avvenuto nulla, gli altri sono tre episodi avvenuti in tre anni - ha sottolineato il difensore Mario L'Insalata -. La signora non è una carnefice, ma la vittima. Siamo di fronte a fatti banali e a un soggetto paranoico che ha tenuto in casa tre guardie del corpo armate per anni».
Certo è, secondo il giudice, che gli atteggiamenti della donna hanno creato fastidio e disturbo, ma non un grave stato di ansia e paura né hanno costretto l'imprenditore a cambiare le proprie abitudini di vita. Non stalking, quindi, ma molestia. D'altra parte, le guardie del corpo erano da tempo al suo fianco. O dei suoi familiari.
Georgia Azzali
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata