L'adunata degli alpini
“Virtualmente” – e con non meno entusiasmo che se fosse stato presente – all’Adunata di Udine c’era anche Francesco Canali, diventato con ogni probabilità l’alpino più famoso di Parma dopo le ben due maratone affrontate in carrozzina, spinto da un team di amici, per raccogliere fondi per la ricerca sulla Sla. Ex direttore del giornale «ParmAlpina», eletto Alpino dell’Anno e iscritto al Gruppo di Palanzano, per Francesco l’Adunata Nazionale è sempre stata un appuntamento imperdibile. Ma quando la partecipazione è diventata troppo complicata da gestire, amicizia e tecnologia hanno permesso alla festa di raggiungerlo a casa con foto e video inviate in tempo reale anche da “dietro le quinte”. E agli amici della «Gazzetta di Parma», di cui è stato a lungo stimatissimo collaboratore, ha voluto regalare un suo pensiero sull’evento.
Francesco Canali
Sono a letto con il mio comunicatore a comando oculare. Sfoglio le foto di tanti amici all'adunata di Udine. Guardo anche tramite internet la sfilata della mia Sezione, quella di Parma. Purtroppo anche quest'anno non ho potuto partecipare fisicamente ma solo con il cuore e il pensiero dopo che la Sla ha colpito il mio fisico; era il 2004. Già dal 1997, dal raduno di Reggio Emilia, ho però partecipato alle adunate nazionali degli alpini. L'ho fatto dopo un "digiuno" di sei anni dalla fine della naja, benché il servizio di leva l'avessi fatto senza farne una tragedia. L'avevo fatto per disintossicarmi da quei dodici mesi che molti non accettano ma che adesso rifarei con piacere. La mia prima adunata, benché sapessi dell'importanza dell'evento, ho fatto da spettatore. Con le successive però mi sono sempre più fatto coinvolgere dalla festa partecipando alle varie iniziative, fino a scriverne per la «Gazzetta» e esserne parte integrante dell'organizzazione per l'adunata del 2005 nella nostra città. Ho mancato solo una volta, nel 2002 a Catania a causa di una mancata coincidenza di un aereo. Per il resto ho sempre partecipato, l'adunata per un alpino è sacra, fino al 2011 a Torino. Poi la malattia è progredita ancora di più e non mi ha più permesso di partecipare. Ma un alpino non dimentica mai gli amici e chi è "andato avanti". Uno dei motti degli alpini è infatti "aiutare i vivi ricordando i morti".
Ecco quindi che dopo le due guerre mondiali gli alpini aiutano la popolazione in caso di necessità. Anche se non posso partecipare posso, tramite la tecnologia, tenermi informato. E poi ho tanti amici alpini che, da diverse parti d'Italia, mi vengono a trovare ogni anno.
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