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Volontari Seirs

In azione tra le case sprofondate nel fango

In azione tra le case sprofondate nel fango

di Dal nostro inviato Roberto Longoni

23 Maggio 2023, 03:01

Sant’Agata sul Santerno (Ra) Via Roma, appena oltre la vecchia Punto grigia in bilico capottata contro un albero. L’indicazione non poteva essere più precisa: le scuole sono lì. O meglio, c’era l’istituto che fino a mercoledì notte le ospitava: ora, al più presto, sarà trasformato in municipio.

L’originale sede del Comune, un paio di centinaia di metri oltre, a metà tra la chiesa di Sant’Agata e la sede del Pd, come in una rivisitazione da compromesso storico del Mondo Piccolo guareschiano, è stata devastata dall’alluvione. Per gli studenti di elementari e medie di questo paese di nemmeno tremila anime sembra che il fiume, oltre alla fine del placido trantran rurale dei genitori, abbia decretato anche quella delle lezioni.

Bisogna ripartire. Bisogna ritrovare i punti di riferimento, per superare lo spesso tappeto di fango maleodorante nel quale sembra sprofondare perfino il sole tornato a splendere.

Ma perché le scuole possano accogliere gli amministratori di Sant’Agata serve l’azione di idropulitrici potenti: innanzitutto va liberato dalla mota il piazzale d’accesso del plesso scolastico, e tocca al Seirs di via Mantova farlo, con un intervento che durerà ore.

Inquadrati nel Comitato della Protezione civile di Parma, i volontari guidati dal presidente Luigi Iannaccone lavorano fianco a fianco con quelli del Gruppo il Ponte, il cui presidente Andrea Gaiti è il responsabile della colonna partita da via del Taglio poco dopo le 6,30. Con loro, nell’operazione scuola-municipio, ci sono volontari di protezione civile di Borgotaro, Albareto e Valmozzola. A raffiche d’acqua cancellano gli sfregi procurati proprio dall’acqua.

Sant’Agata è un paese ferito dalle acque e sepolto vivo dal fango. Ruspe e schiacciasassi lavorano senza sosta appena a monte dell’abitato, dove il Santerno ha aperto uno squarcio nell’argine largo una trentina di metri, all’altezza del ponte della ferrovia.

Sulla Vezzola-Faenza, corredata di alte erbe anche tra le rotaie, già prima dovevano passare ben pochi treni. Ora non ci sono nemmeno più i binari e le traversine rimasti sospesi nel vuoto in un primo tempo, quasi come per una beffa. E così sa di beffa la raccomandazione ripetuta di tanto in tanto dall’altoparlante della stazione chiusa con un lucchetto: bisogna allontanarsi dalla linea gialla. Già, quando si è superata la linea rossa. Sotto, il fiume dopo aver dilagato attraverso l’argine, ha attraversato un largo frutteto e poi si è di nuovo incanalato in una specie di strettoia, facendo esplodere un muro con la propria violenza, fino a travolgere tutto.

Le tre vittime sembra averle fatte tutte all’ingresso nella parte più fitta di case del paese. Sembra, perché una non è ancora stato possibile riconoscerla, ma tutti ritengono si trovasse in quella zona.

Il Santerno ha risparmiato solo le auto parcheggiate l’una accanto all’altra, in fila per tre sul viale che sale alla stazione: ma solo da dove la strada raggiunge una certa altezza. Per il resto, è stata un’ecatombe di macchine, moto ed elettrodomestici ai piani terreni, lungo le vie o nei garage. Un’ecatombe di posti di lavoro.

L’Irfa, l’azienda conserviera che occupava una ventina di dipendenti, solo in apparenza è stata risparmiata: in realtà, all’interno i suoi macchinari sono stati tutti danneggiati. Difficile riapra. Stessa sorte potrebbe toccare a due forni del paese, quello storico e quello appena inaugurato, alla farmacia che si stava rinnovando, a un bar che già prima ai possibili clienti mostrava quasi sempre la serranda abbassata. L’altro, subito dopo l’invasione della piena ha subito il saccheggio di chi al danno economico ha aggiunto il colpo di grazia morale.

Sarà la vox populi, ma di sciacalli se ne segnalano. Chi ne approfitterebbe per rubare sulle auto in sosta, come se il velo marrone sulle carrozzerie e sui vetri desse la libertà anche all’uomo di sguazzare nel fango rubando. Altri, fingendosi volontari, entrerebbero nelle case a caccia di bottino.

Ora, ci si deve sporgere, per vedere la corrente in basso, sotto le rive alte almeno una dozzina di metri in quel punto. E’ ancora torbida e veloce, ma niente rispetto a mercoledì notte. Erano le 3,40, come ricorda l’orologio del campanile in fondo a via Roma, fermo alle 3,45 (il lasso di tempo è quello che ha portato il Santerno fino a due metri in alcuni punti dell’abitato).

«Il fiume prima ha tracimato, poi ha sfondato», dicono gli abitanti che hanno la casa 4-500 metri a valle. Lo raccontano per aver visto l’acqua filtrare da sotto le bascule, prima che un boato squarciasse la notte e tutto precipitasse all’improvviso. «Un rumore terrificante», ricordano Gabriele e Alessandra Baroncini. Lui, convinto di lottare contro quanto cadeva dal cielo, era sceso in garage per verificare che funzionassero le pompe, quando la violenza della piena ha sfondato la bascula e una porta antincendio, piegandone una seconda.

«Un attimo di troppo e non sarei più qui» spiega, mentre con l’idropulitrice lavora di fino su un trolley. Sembra nuovo, viene da dirgli. «In effetti, era nuovo, mai usato», risponde lui. Gabriele ricorda subito che ad altri è andata peggio. E fa niente che in garage sia bruciato anche l’impianto fotovoltaico con tanto di accumulatore. «Pensavamo di perdere anche i pannelli, per il vortice creato dall’elicottero dei vigili del fuoco che si abbassava per soccorrere un vicino dalla salute malferma». Allagata la cantina e sradicato il tetto: ci mancava solo questo.

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