CONDANNA
Ha dovuto imparare a crescere in fretta. A 6 anni ha scoperto la sopraffazione, la violenza. Ha capito che il nemico può avere il volto di chi dovrebbe proteggerti. Solo 6 anni, Gabriela (la chiameremo così), quando ha visto quel padre fuori di sé che cercava di aggredire la mamma e gli si è parata davanti. «Lasciala stare», gli aveva urlato con tutto il fiato che aveva in gola. Per un anno lei e le sue due sorelle, tutte minorenni, hanno vissuto nella paura. Incredule e poi arrabbiate con quel padre - 44enne, albanese - che si faceva consumare dall'alcol umiliando e picchiando la madre. Finché lo scorso febbraio è finito in carcere, poi, dopo poco più di tre mesi, gli sono stati concessi i domiciliari, ma lontano da loro. E nei giorni scorsi è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per maltrattamenti e lesioni. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di poter beneficiare della riduzione di un terzo della pena. Ma è l'unico sconto che gli è stato concesso, perché il giudice ha superato di un anno la richiesta del pubblico ministero.
Non era mai stata una vita facile per la famiglia: pochi soldi e tre figlie da crescere, ma anche le tensioni più grandi erano state sempre stemperate. Il matrimonio nel 2005, ma nell'ultimo anno l'equilibrio si era rotto. Spezzato da quando lui aveva cominciato a bere, fino a stordirsi. Anche quel giorno dello scorso febbraio, quando poi a casa erano arrivati i carabinieri, aveva ingurgitato i primi bicchieri appena sveglio, dopo aver bevuto pure la sera prima, e a metà mattina era già completamente ubriaco. Sbronzo e via via più aggressivo, come sempre accadeva. E nel mirino c'era lei, la moglie, che accusava di qualunque cosa, anche di portarsi a casa gli uomini mentre lui e le figlie erano presenti. Anche quella mattina aveva cominciato ad offenderla e poi aveva gettato alla rinfusa in una valigia qualche suo indumento dicendo che se ne sarebbe andato.
Una messinscena. Un altro dei suoi comportamenti inspiegabili mentre continuava a lanciare le sue minacce. La moglie conosceva quell'aggressività. Sapeva che se avesse risposto, lui avrebbe reagito in modo ancora più violento. E in casa c'era anche Gabriela, lei che aveva già sentito e visto troppo. Ma quella mattina non era bastato stare in silenzio, non reagire sperando che si placasse. Lui aveva afferrato una sedia e l'aveva scagliata con forza contro di lei: un colpo al piede che le aveva provocato un dolore lancinante.
Gabriela era lì. Spaventata e indifesa. Eppure così piena di coraggio: era stata lei a mettersi in mezzo mentre il padre cercava di chiudere la mamma in cucina. Ma lui aveva preso un coltello e se l'era puntato minacciando di uccidersi.
Un altro bluff crudele. Perché subito dopo con quella lama si era messo a inseguire la moglie tra le stanze di casa. Che si era rifugiata nella camera delle figlie con Gabriela. E si era decisa a dare l'allarme.
Chiuse nella stanza, avevano atteso l'arrivo dei carabinieri. Una stretta all'altra. Con la paura che lui potesse abbatterla quella porta. Poco dopo, invece, l'avevano trovato seduto in cucina: gli occhi arrossati, un bicchiere di vino e una bottiglia mezza vuota davanti a sé. Così come Gabriela, 6 anni, era costretta a vederlo da troppo tempo.
Georgia Azzali
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata