Il personaggio
La gelateria di Beppe Rinaldi a Borgotaro in via Nazionale è un porto sicuro dove attraccare e lui è il capitano che ti accoglie con un sorriso caloroso. È evidente che mette il cuore in quello che fa. Dietro quegli occhi che brillano c’è una vita di avventure intrecciate con il fascino delle onde e la magia delle destinazioni esotiche.
Prima di divenire il gelataio che tutti conoscono e amano, Beppe ha trascorso molti anni in giro per il mondo sulle grandi navi da crociera italiane, ha fatto parte di equipaggi esperti, ha iniziato giovanissimo, ha imparato il mestiere, si è guadagnato a pieno titolo i galloni di responsabile di sala.
Montanaro di nascita e marinaio per passione, cresciuto a Milano negli anni della contestazione studentesca, Beppe ha tante storie da raccontare. Il primo imbarco è stato sulla Cristoforo Colombo, dopo aver superato la selezione rigorosa della scuola alberghiera della compagnia Italia-Società di navigazione, comis di sala in dodici viaggi andata e ritorno da Trieste a New York. «Un’esperienza meravigliosa che mi ha fatto conoscere l’Oceano, la profondità di un orizzonte infinito, apprezzare la grandezza del mare e la vastità del mondo. Era novembre del 1970 quando ho messo piede sul molo Pier 94. Le torri gemelle erano in costruzione». E poi ancora otto anni sulla Michelangelo, la Raffaello, la Leonardo, la Donizetti, transatlantici italiani progettati con grande cura per gestire i flussi verso le Americhe, autentici alberghi a 5 stelle con arredi di design, lusso a bordo, posate d’argento, serate di gala, menù di gran classe, materie prime imbarcate fresche nei porti, pietanze sporzionate in sala; gioielli della tecnologia e del gusto italiano, costruite per superare in tutto le altre navi passeggeri dell’epoca.
«Ricordo i bei rapporti con i colleghi, che ti aiutavano a crescere e a formarti professionalmente - Beppe sfoglia le pagine della memoria - l’eleganza di Benito Cuppari capo bartender della Michelangelo sulla rotta da Genova al Sud America, inventore del “Barracuda” il cocktail dal gusto tropicale a base di rum e ananas e vincitore dello “Shaker d’oro” a Saint Vincent con il “Michelangelo”. Nel tempo libero mi faceva provare la preparazione dei cocktail. E io imparavo, rubavo i segreti con gli occhi».
Sulle navi Beppe Rinaldi ha afferrato l'arte di conquistare il palato degli ospiti; scrutava con attenzione i dettagli, catturava i segreti di ogni bevanda, la giusta miscela di liquori, la delicatezza delle decorazioni e la perfezione dell'equilibrio tra sapori. Nel Mar delle Azzorre in tempesta nella rotta verso nord, nelle acque calme dei Caraibi verso l’Argentina, oppure attraverso Panama per raggiungere il Cile, Beppe Rinaldi ha incrociato mondi e persone: ha conosciuto chi fuggiva alla repressione di Pinochet e ha toccato con mano il caos dei giorni del colpo di stato di Videla in Argentina. «Ho raggiunto molti porti e ho vissuto una vita avventurosa. Il racconto di quegli anni riempirebbe un libro. Ho visitato posti bellissimi, ma la vera fortuna l’ho avuta nel mio ultimo imbarco quando ho incontrato una donna speciale che poi è diventata mia moglie».
Come una favola. Beppe e Maria Angela viaggiano sulla stessa nave; lui è in servizio come wine stuard, lei, agente di viaggio cresciuta in Belgio, figlia di genitori italiani, è in crociera con una cugina di New York. Galeotta fu una bottiglia di Bardolino Bertani rosè e poi un ballo al 18° piano dell’Holiday Inn di Nassau. «Rientrato in Italia sono andato a trovarla; nel ’79 ci siamo sposati a Borgotaro e 4 anni dopo ho rilevato questa storica attività, il bar gelateria della famiglia Gatti». Il vento ha riportato Beppe al suo Borgo; un approdo sicuro. Era giunto il momento di gettare l’ancora nella serena bellezza dell’Appennino e iniziare una nuova avventura, questa volta nel mondo del gelato artigianale. In questo ritorno, Beppe ha unito due mondi: quello del marinaio che aveva imparato a navigare attraverso gli oceani e quello del montanaro, radicato nella bellezza e nella tranquillità delle montagne. «Ho capito quanto è importante amare le persone e la natura e sorridere alla vita indipendentemente dalle sfide che ci pone davanti - la ricetta di Beppe Rinaldi è semplice e concreta - sto bene in mezzo alla gente, in questo paese dove sento la forza delle mie radici; mi piace il mio lavoro e nonostante qualche acciacco a 71 anni sono ancora qua. Con me ci sono Valentina, una delle mie figlie, e, da molti anni, Daniela e Patrizia, una squadra vincente».
Nel 2006 il presidente Napolitano lo ha premiato per il sostegno all’Airc e la comunità di Borgotaro, nel quarantesimo anno di attività, riconoscente, gli ha attribuito un attestato di benemerenza, sottolineando insieme alla professionalità, la sensibilità sociale dimostrata nei costanti atti di generosità a favore del volontariato, dei bambini, della ricerca. Il sapere di Beppe Rinaldi ha un piede in terra e l’altro in mare e lui tra una coppa di gelato e un brindisi ha ancora il desiderio di ascoltare il vento.
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