PARMA PALATINA
Sfuggente, enigmatica e talvolta spigolosa. Quando si parla di coscienza è inevitabile scontrarsi con tante complessità che interessano la scienza, la filosofia, la narrativa e persino la mitologia. Come sostiene Du Bois-Reymond probabilmente non sarà mai spiegabile. Eppure, la coscienza, qualsiasi cosa essa sia, riguarda non solo gli uomini, ma anche gli animali. Queste le permesse della conferenza sul tema «La coscienza negli animali: uomini e scimmie a confronto» tenuta dal professore di psicologia Angelo Tartabini, nell’Antica Tenuta Santa Teresa.
La serata è stata organizzata dall’associazione Parma Palatina e condotta dal presidente Gianfranco Cervellin, che ha ricordato la brillantissima carriera del relatore: per tanti anni docente dell’ateneo di Parma, Tartabini vanta una lunga esperienza di ricerca con le università più prestigiose al mondo: Kyoto, Benares e Cambridge solo per citarne alcune. È autore di oltre 200 pubblicazioni scientifiche e 16 libri.
Portando il suo saluto, il direttore della «Gazzetta» Claudio Rinaldi si è detto orgoglioso di ospitare l'apprezzatissima rubrica dello scienziato «Uomini e animali».
Tartabini è uno dei massimi esperti mondiali di psicologia comparata tra uomini e animali e nei suoi studi si è a lungo concentrato sul tema della coscienza. «Ciò che si può dire per ora – spiega ‒ è che la coscienza è una funzione psicologica privata, vissuta in prima persona e irriducibilmente soggettiva. È una proprietà che emerge causalmente dalle attività neurali. La coscienza non può essere eliminata, ridotta o identificata con altre entità».
Per la psicologia, la coscienza è un insieme di processi che interessa gli atti riflessi, quelli volontari, le sensazioni e le emozioni. In questo siamo molto più vicini agli animali di quanto pensiamo.
«Anche gli scimpanzé – prosegue Tartabini ‒ fanno elaborazioni e compiono delle scelte ragionate. Hanno coscienza di sé e sono coscienti della propria presenza fisica nel mondo. Gli animali, in definitiva, sono dotati di facoltà psicologiche e conoscitive uguali a quelle umane». Tanti autori hanno provato a dare una risposta a questi interrogativi. Per John Searle gli eventi e i processi mentali, quindi anche la coscienza, fanno parte della nostra storia naturale al pari di tutti gli altri fenomeni biologici. Per Antonio Damasio, invece, esistono due tipi di coscienza e introduce anche il concetto di coscienza morale.
«La coscienza estesa – afferma il professore ‒ genera quella morale, la quale non è un manuale di regole scritte, ma un insieme di strategie comportamentali che servono per mantenere unito e solidale il gruppo in cui si vive. Sono regole che abbiamo imparato con la nostra esperienza». E perché da questo universo dovrebbero essere esclusi gli animali?
«Gli animali, le scimmie in particolare – conclude ‒ vivono stati emozionali come noi: sanno essere altruiste, sono empatiche, hanno una teoria della mente, provano vergogna e hanno una morale sociale. In sostanza possiedono una coscienza, sebbene nei limiti delle loro capacità cognitive e intellettive».
Laura Ruggiero
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